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Organo Ufficiale della Fondazione Guglielmo Gulotta di Psicologia Interpersonale Investigativa Criminale e Forense.

Processi

 GIURISPRUDENZA DI LEGITTIMITA’

  • Cassazione Penale,  Sez. III, n. 28932 del 12/07/2016

Abusi sessuali – minori - idoneità a testimoniare – attendibilità della testimonianza

I Giudici della Corte Suprema hanno parzialmente annullato la precedente sentenza della Corte d’Appello di Palermo, che poggiava l’analisi dell’attendibilità delle dichiarazioni della parte offesa sulla base del solo giudizio dato dal proprio perito, sostenendo, infatti come l’attendibilità della giovane persona offesa (…) contrariamente a quanto prospettato dal difensore, è pienamente dimostrata dalle considerazioni tecniche svolte dal consulente del Pm. Nel contrastare questa affermazione, la Corte Suprema sottolinea come la Corte territoriale, nel formulare le sue considerazioni, sia venuta meno ad un suo specifico compito in quanto il Giudice “può fare ricorso ad una indagine tecnica che fornisca dati inerenti al grado di maturità psichica del teste minore vittima di abusi sessuali, solo al fine di valutarne l’attitudine a testimoniare, ovvero la capacità di recepire le informazioni, di raccordarle con altre, di ricordarle e di esprimerle in una visione complessiva che non sia compromessa dalla presenza di eventuali alterazioni psichiche, ma non anche per valutare ed accertare l’attendibilità delle risultanze della prova testimoniale, poiché’ tale operazione rientra nei compiti esclusivi del giudice” (Corte di Cassazione, Sezione 4, 1 dicembre 2011, n. 44644; idem Sezione 3 penale, 24 giugno 2010, n. 24264). Va da sé, dunque, che il Giudice possa far ricorso ad una indagine tecnica al fine di valutare l’attitudine a testimoniare, ma non per valutare ed accertare la genuinità delle risultanze della prova testimoniale, in quanto tale compito è di sua esclusiva competenza.

 

  • Cassazione Penale,  Sez. III, n. 36867 del 06/09/2016

Atti osceni in luogo pubblico – masturbazione - depenalizzazione

I Giudici della Corte di Cassazione hanno annullato la condanna penale inflitta ad un settantenne di Catania per atti osceni in luogo pubblico. L’uomo accusato era stato condannato dal Tribunale di Catania e poi dalla Corte d’Appello della stessa città per il reato di atto osceno in luogo pubblico, previsto dall’art. 527 del Codice penale, in quanto “aveva estratto il proprio membro e si era masturbato” al passaggio di alcune studentesse nei pressi di una zona universitaria. La pena consisteva originariamente in tre mesi di reclusione, poi convertita in 3.420 euro di multa. L’accusato, a seguito delle due condanne, si era rivolto alla Corte di Cassazione enfatizzando la “particolare tenuità del fatto” e l’occasionalità del comportamento, compiuto in condizioni di ridotta visibilità. La Suprema Corte non ha risposto in merito alle attenuanti richieste dall’uomo, ma ha stabilito direttamente l’annullamento della sentenza della Corte d’appello perché il fatto contestato non costituisce più reato. Nelle motivazioni della Corte l’annullamento della sentenza viene attribuito alla "intervenuta abolitio criminis" del reato di atti osceni, che sostituisce alle sanzioni penali semplici sanzioni amministrative. Poiché il decreto legislativo n. 8 del 15 gennaio 2016, che è intervenuto a modificare l’art. 527 e che ha portato alla trasformazione di questo atto da reato ad illecito amministrativo, viene applicato anche alle violazioni commesse anteriormente alla sua entrata in vigore, l’uomo, dunque, non è più colpevole di alcun reato ed è solamente costretto a pagare una multa.

 

  • Cassazione Civile, Sez. VI, n. 20107 del 08/04/2016

Figlio minorenne – incontri con un genitore – divorzio

La Corte di Cassazione ha confermato una pronuncia della Corte di Appello di Milano che aveva sospeso gli incontri tra una ragazza di 15 anni, collocata dalla madre a seguito del divorzio dei genitori, e il padre. La ragazza aveva manifestato una chiara e argomentata volontà di non voler prendere parte ad un progetto di riavvicinamento con il padre, se non altro nel tempo immediato. Per giustificare la sua indisponibilità, la ragazza aveva assunto “di sentirsi ferita dalla poca attenzione dedicatele dal padre che, in questi anni, si è limitato a mandarle alcuni SMS e a farle sporadiche telefonate”. Alla luce di queste considerazioni, i Giudici hanno ritenuto che “un riavvicinamento potrà avvenire solo su basi spontanee e non perché dettato da tribunali e servizi sociali” ma solo perché reso possibile da “da una prova di interesse sincero e amorevole” da parte del padre. L’importanza della sentenza della Cassazione, che è andata a confermare ciò che è stato prodotto dalla Corte di Appello di Milano, è l’aver sostenuto una decisione incentrata sulla valutazione degli interessi della minore e sulla sua capacità di autodeterminazione. In questo senso, il rispetto della volontà della minore appare finalizzato ad evitare un danneggiamento della relazione padre-figlia, che potrebbe venir ulteriormente compromessa dall’imposizione di incontri obbligatori e di mutamenti nel regime di affidamento. Ai Servizi Territoriali viene quindi assegnato l’incarico di fornire il supporto alla figlia, con riferimento alle richieste di riprendere i contatti con il padre, e parallelamente di fornire al padre il supporto per poter individuare la migliore strategia per recuperare, con il tempo, la relazione con la figlia.

 

  • Cassazione Civile, Sez. I,  n. 19173 del 28/09/2015

Consulenza tecnica – albo dei consulenti del tribunale 

La Corte Suprema di Cassazione ha respinto un ricorso nel quale veniva contestata la designazione quale consulente tecnico d’ufficio, ai fini della verifica della violazione dei diritti di brevetto, di un esperto iscritto ad un albo diverso da quello dei tribunali del distretto, senza che prima fosse sentito il parere del presidente della Corte d’appello e senza indicare i motivi della scelta. Questa sentenza ha evidenziato come l’affidamento di un incarico ad un consulente iscritto nell’albo di altri tribunali, o non iscritto in alcun albo, anche in assenza di specifica motivazione, è valido e non contestabile in sede di legittimità trattandosi di una valutazione rimessa all’apprezzamento discrezionale del Giudice (Cod. Proc. Civ. art 61. com. 2 e Disp. Att. Cod. Proc. Civ. art.22).

 

GIURISPRUDENZA DI MERITO

  • Tribunale di Roma, Seziona Prima Civile n. 18799 del 09/09/2016

Screditamento del coniuge – risarcimento – affido condiviso

Dopo aver accertato, nel contesto di un affido condiviso con collocamento del bambino nella casa materna, la tendenza della madre a svalutare sistematicamente l’altro genitore, senza cercare di riavvicinare il figlio al padre,  “risanandone il rapporto nella direzione di un sano e doveroso recupero necessario per la crescita equilibrata del minore, ma, al contrario, continuando a palesare la sua disapprovazione in termini screditanti nei confronti del marito”, il Tribunale di Roma, in applicazione dell’art. 709 ter c.p.c., ha inflitto alla madre una duplice sanzione: da una parte, l’ha ammonita ad assumere una condotta rispettosa del ruolo genitoriale dell’ex coniuge e, dall’altro, le ha imposto un obbligo di risarcimento del danno, liquidato in via equitativa in €30.000,00, “al fine di dissuaderla in maniera concreta dalla protrazione delle condotte poste in essere”. Con questa pronuncia è stata quindi data applicazione al meccanismo sanzionatorio contemplato dall’art. 709 ter c.p.c., finalizzato a punire il comportamento di un genitore quando teso ad ostacolare il funzionamento dell’affido condiviso, in questo caso con atteggiamenti sminuenti e denigratori della figura paterna.


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Avv. Prof. Guglielmo Gulotta