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eugenio calvi
guglielmo gulotta

Il codice deontologico
degli psicologi
 

 

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guglielmo gulotta
marina zettin

Psicologia giuridica e responsabilità 

Freschi di stampa
a cura di Annapaola Primavesi
(Università di Torino)

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guglielmo gulotta
marina zettin

Collana di Psicologia Giuridica e Criminale
diretta da Guglielmo Gulotta
Giuffrè, Milano, 1999, pp. 555

Psicologia giuridica e
responsabilità

La psicologia giuridica nonostante abbia una storia lunga oramai quasi un secolo, solo negli ultimi decenni ha raggiunto una notevole diffusione ed un ampio riconoscimento. Prima degli anni settanta infatti l’evoluzione della psicologia giuridica aveva avuto momenti di grande vivacità, ma anche momenti di arresto, una storia determinata in modo sensibile dalle evoluzioni normative e dallo spazio operative che le leggi lasciavano – o più spesso non lasciavano – alla psicologia.  Alla fine degli anni settanta avviene un cambiamento epocale: la psicologia giuridica comincia ad interrogarsi, ad indagare il proprio ineludibile rapporto con il diritto e a dare una forma più sistematica ai diversi contributi derivati dallo studio, dalla prassi e dalla ricerca.

Punto fondamentale di quella che è una vera e propria rinascita è la pubblicazione – a cura di Guglielmo Gulotta – di "Psicologia giuridica" (1979), una sorta di manifesto che propone i temi fondamentali sui quali si incentrerà l’evoluzione della materia: l’estensione delle aree di ricerca, l’affinamento dei metodi, ma soprattutto l’acquisizione di un’identità. Un’identità che non proverrà solo dall’esterno – con gli importanti riconoscimenti a livello accademico ed istituzionale – ma anche dall’interno, dalla riflessione di questa disciplina su sé stessa ed in modo particolare sui suoi rapporti con il diritto. La pubblicazione di "Psicologia giuridica e responsabilità" costituisce una tappa importante di questo cammino ormai ventennale. Il concetto di responsabilità, infatti, costituisce un punto nodale intorno al quale confluiscono le varie anime della psicologia giuridica (criminale, giudiziaria, rieducativa, legale, forense, legislativa), un punto nel quale si incontrano temi tradizionali quali il processo, la testimonianza, la giustizia minorile, il trattamento e la rieducazione, temi innovativi come il danno biologico e temi di grande attualità e drammaticità come l’abuso sui minori. Tutti questi argomenti vengono comunque visti in modo nuovo, non solo per la novità di alcune normative e prassi ai quali si riferiscono, ma perché sono nuovi i modi con i quali le tematiche vengono analizzate e soprattutto sono nuovi – ed interessanti – gli strumenti proposti. Tra diritto e psicologia si situa anche la controparte della psicologia giuridica, il diritto psicologico, la disciplina che studia in una prospettiva giuridica le norme che per la loro interpretazione e per la loro applicazione sono suscettibili di una valutazione psicologica. Il concetto di responsabilità occupa un’area importante del diritto psicologico, essa non è intesa solamente come responsabilità per, per un’offesa (in ambito penale) o per una lesione (in ambito civile), ma anche come responsabilità di, responsabilità di essere, di ruolo e di status. Lo psicologo giuridico assume sia all’interno del sistema penale che di quello civile diversi ruoli e quindi diverse responsabilità. La sua responsabilità è strettamente correlata con la scientificità. Lo psicologo che opera nel sistema giudiziario deve innanzi tutto rispettare il proprio codice deontologico: deve essere preparato, deve tenersi costantemente aggiornato, deve riconoscere i limiti della propria competenza, deve indicare le fonti, valutare l’attendibilità e la validità delle informazioni, segnalare i limiti delle conclusioni raggiunte, deve non solo verificare, ma anche falsificare la propria teoria. Di fronte alla molteplicità ed alla relatività delle teorie psicologiche, lo psicologo deve esplicitare la propria teoria, segnalandone i limiti; deve altresì documentare nel modo più dettagliato possibile le analisi e le valutazioni effettuate. Responsabilità e libertà sono strettamente connesse fra loro, "la libertà – afferma Viktor Frank – è l’aspetto negativo di un fenomeno globale che ha come aspetto positivo la responsabilità". Tuttavia la psicologia non definisce in modo univoco la libertà dell’uomo, al contrario le diverse teorie psicologiche si differenziano tra loro per il maggiore privilegio concesso al libero arbitrio o piuttosto ad una concezione deterministica della natura umana. Una "confusione" che male si accorda con la chiarezza distintiva richiesta dal sistema giudiziario. Ben venga quindi un lavoro come "Psicologia giuridica e responsabilità" che interroga e cerca di chiarire questo concetto, analizzandolo in modo specifico nei diversi luoghi e momenti dell’attività giudiziaria.

All’interno del processo il concetto di responsabilità può essere inteso sia come possesso di competenze adeguate per operare all’interno di esso sia come rispetto di determinate regole di comportamento. Il problema dei diritti umani, in modo particolare il diritto alla difesa dei cittadini coinvolti nei processi penali, assume una drammatica rilevanza non solo all’interno del contesto processuale, ma coinvolge anche i media ad esso collegati. Il processo di attribuzione di responsabilità infatti non è limitato al ragionamento decisorio nel corso del dibattimento, ma comprende anche processi decisionali antecedenti ad esso e l’utilizzo da parte degli operatori di propri schemi culturali. L’attenersi da parte del difensore a principi etici e deontologici non solo è una necessità determinata dal nuovo processo penale e dal ruolo che in esso il difensore assume nella formazione della prova, ma è anche il modo per riempire vuoti normativi e fornire un’immagine positiva dell’avvocato. E’ pertanto auspicabile lo sviluppo di un’etica del processo, di una morale comune per gli operatori del sistema giudiziario.

Occorre inoltre possedere una serie di conoscenze che permettano di evitare le distorsioni nell’attribuzione di responsabilità e strumenti e modelli per l’analisi del processo. Il modello di argomentazione e controargomentazione proposto permette di visualizzare le strutture argomentative adottate dalla difesa e dall’accusa, seppure limitandone la complessità e la dinamicità. Il modello prima separa l’argomentazione – il ragionamento che afferma – dalla controargomentazione – il ragionamento che nega la validità di quanto affermato dall’antagonista –, che costituiscono nella realtà del processo un’unica struttura, dopodiché le scompone in elementi che vengono poi rappresentati graficamente. Vengono altresì descritti strumenti informatici che permettono di analizzare quantitativamente e qualitativamente l’arringa e di rappresentare graficamente i dati e le connessioni tra i fatti.

Proprio il nuovo processo implica per gli operatori del sistema giudiziario l’assunzione di nuovi ruoli e quindi di nuove responsabilità di. In particolare la fase della cross examination può costituire un momento di verifica dell’attribuzione della responsabilità (per), ma l’utilizzo di tattiche che spesso diventano veri e propri espedienti psicologici ribadisce l’importanza di seguire principi etici e deontologici precisi. Servono inoltre modelli di analisi che permettano di esaminare e di perfezionare le tecniche di cross examination. Utili in questo senso potranno essere la microanalisi, che scompone lo scambio comunicativo in sequenze, scambi ed obiettivi, e le mappe, che permettono di chiarire le strategie adottate, lo scopo finale e fino a che punto sono stati utilizzati gli strumenti a disposizione.

Per quanto riguarda il trattamento del reo il modello proposto è quello della giustizia riparativa che propone l’attivazione della responsabilità del reo ed il recupero di un ruolo attivo da parte della vittima all’interno di una visione ecologica del crimine. Un modello che sancisce il passaggio dalla responsabilità per il reato alla possibilità di agire la propria responsabilità attraverso azioni riparative che consentano di riattivare i rapporti del reo con la società. La responsabilità può anche costituire una valida risorsa nell’intervento clinico con la vittima: qui la responsabilità è intesa come capacità di risposta individuale che permette di aumentare il sentimento di autoefficacia e di individuare strategie alternative di interazione che possano anche prevenire il rischio di future vittimizzazioni. Lo stesso processo può essere inteso come momento educativo e terapeutico secondo l’approccio della therapeutic jurisprudence: limitando gli effetti antiterapeutici e massimizzando gli effetti terapeutici dell’essere sottoposto a processo viene stimolata la competenza del reo e se ne favorisce la responsabilizzazione.

Nella giustizia minorile il concetto di responsabilità assume una complessità ancora maggiore e la dialettica fra le due accezioni di responsabilità – una positiva (responsabilità come consapevolezza) ed una negativa (responsabilità come colpevolezza) – si fa più densa di significati. La responsabilità del minore segnala ancora una volta il contrasto tra le categorie psicologiche e quelle giuridiche e la distanza tra le enunciazioni di principio – che recepiscono quanto proposto dalla psicologia – la prassi e le leggi. In particolare l’auspicabile applicazione di una valutazione della responsabilità "caso per caso" è ostacolata dalla nomoteticità del sistema giudiziario. Tutto ciò anche in presenza di studi che segnalano la peculiarità ed il riferimento al contesto dei processi decisionali adottati dai giovani criminali e pertanto la necessità di modelli particolari piuttosto che di teorie generali per la loro comprensione.

Ad approcci che non riconoscono la responsabilità del minore o che la vedono necessariamente associata ad una sanzione, va preferito un approccio promozionale, che dopo avere riconosciuto la responsabilità del minore ne promuove la progettualità. Emerge comunque la necessità di valutare la responsabilità a più livelli: nel processo di attribuzione della responsabilità andranno considerate le variabili personali, il ruolo ed il sistema nel quale il minore è inserito; in presenza di particolari misure cautelari (prescrizioni, permanenza in casa) la fase di aumento della consapevolezza e della responsabilità dovrà tenere conto del minore, della famiglia, delle istituzioni e del territorio nel quale il giovane è inserito. In altre parole il discorso sulla responsabilità non si indirizza solamente al minore autore di reato, ma all’intera comunità.

Gli enormi cambiamenti ai quali la famiglia sta andando incontro negli ultimi anni impongono questa come importante oggetto di studio. Il diverso ruolo della donna, i profondi cambiamenti nell’istituto del matrimonio, l’aumento delle separazioni e dei divorzi e, conseguentemente, delle famiglie riorganizzate rispetto alle tradizionali famiglie nucleari pongono diversi interrogativi e richiedono chiarimenti e risposte pratiche. La mediazione, la consulenza tecnica d’ufficio, l’affidamento congiunto, le perizia psicologica in caso di affidamento sono tutti ambiti che necessitano di uno studio approfondito che favorisca la responsabilizzazione dei genitori e la responsabilità professionale degli operatori il tutto in un contesto nel quale il minore ha un ruolo attivo e prioritario. In particolare l’utilizzo di tecniche naturalistiche durante la perizia in caso di affidamento segna un passo importante verso l’osservazione della famiglia all’interno del suo ambiente naturale. L’interesse che situazioni familiari difficili suscitano non deve poi farci dimenticare che una reale comprensione della famiglia passa attraverso lo studio della normalità familiare, dei processi e dei fattori caratteristici della famiglia "che funziona". Degno di nota è l’interesse per il ruolo che i nonni assumono nella famiglia. Talvolta prestatori di cure e di supporto, altre volte bisognosi di cure, gli anziani costituiscono, per il costante invecchiamento della popolazione, un argomento al quale non sarà possibile non prestare attenzione.

L’abuso sessuale sui minori costituisce per lo studioso una realtà estremamente complessa. La necessità di valutare la fondatezza delle accuse richiedono l’utilizzo di indicatori di abuso validi ed attendibili e di procedure di intervista adatte per i bambini. In questo senso l’utilizzo di un’intervista investigativa – basata su un’adeguata preparazione e conclusione dell’intervista, sulla verifica dello sviluppo cognitivo del bambino e dell’adattamento ad esso dell’intervista, sull’utilizzo del racconto libero e delle domande aperte – costituisce un valido aiuto, anche se le ricerche evidenziano un’aderenza non sempre perfetta alle sue regole.

In conclusione vengono presentati due temi relativamente nuovi: il danno biologico e la sicurezza sul lavoro. Il danno biologico è stato recentemente introdotto nella normativa giudiziaria, pertanto presenta interessanti diverse questioni ancora aperte: la valutazione del danno, l’esame degli aspetti psicologici dello stesso, il riconoscimento dei casi di simulazione. La neuropsicologia può essere in questi casi un valido aiuto, così come in caso di inabilitazione ed interdizione. Un tema sul quale la psicologia giuridica può e deve intervenire è quello del lavoro: la sicurezza, il rischio, la violenza sul luogo di lavoro sono tematiche da studiare anche per favorire lo sviluppo di un’autentica cultura della sicurezza.

"Psicologia giuridica e responsabilità" si colloca a pieno titolo nella storia di questa disciplina. Tappa importante nel vero senso della parola: non solo punto d’arrivo, ma anche partenza, non solo riorganizzazione degli argomenti, ma anche proposta di metodi e di ambiti di studio nuovi, non solo risposte, ma anche, e soprattutto nuove domande. Il tutto sempre all’interno di quella continua opera di definizione e ridefinizione che costituisce il "codice genetico" della psicologia giuridica.

Massimiliano Aramini
Università di Torino

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Berti C., Mestitz A., Palmonari A., Sapignoli M., Avvocati, magistrati e processo penale. Analisi sociopsicologica di una fase di transizione, Carocci, Roma,1998

Mai come nell’ultimo decennio la società italiana è stata tanto perplessa sugli obiettivi, i significati e i simboli di una giustizia che sta vivendo una complessa fase di transizione. La ricerca socio-psicologica presentata in questo volume tenta di fornire risposte ed esamina il cambiamento operato nel processo penale attraverso l’esplorazione delle ideologie, delle credenze, dell’insieme dei valori, spesso inconsapevoli, che guidano le azioni dei giudici, dei pubblici ministeri e degli avvocati.
L’apparato concettuale e metodologico della psicologia sociale e in particolare l’approccio delle rappresentazioni sociali, consente agli autori di individuare gli ideali a cui si ispirano avvocati e magistrati, i loro modelli di riferimento, le difficoltà concrete nei rapporti professionali, e soprattutto i consistenti limiti del tentativo di cambiare attraverso testi legislativi i valori tradizionalmente legati al processo inquisitorio propri della cultura giuridica italiana. L’indagine conferma che nei gruppi sociali la trasformazione della cultura e l’adozione di un nuovo sistema di valori sono processi lentissimi e complessi.
Il volume può interessare gli avvocati e i magistrati penalisti, gli studiosi e studenti di diritto e procedura penale, gli studiosi e studenti di psicologia sociale e di psicologia giuridica.

De Leo G., Patrizi P., La spiegazione del crimine. Un approccio psicosociale alla criminalità. (2nd ed.), Il Mulino, Bologna, pp. 236, 1999;

Il dibattito di sfondo; la costruzione sociale del crimine; verso un costruzionismo complesso; la carriera deviante; l’evoluzione del crimine; un’unità di analisi per la criminalità come problema sociale complesso; una riflessione conclusiva: la ricerca di nuovi criteri ordinativi in criminologia.

De Leo G., Patrizi P., Trattare con adolescenti devianti, progetti e metodi di intervento nella giustizia minorile, Carocci editore, Roma, pp. 197, 1999;

I presupposti dell’intervento, ragionamenti teorici, evoluzione delle risposte istituzionali e metodologiche operative, il processo penale minorile come cornice giuridica per nuove opportunità progettuali; il dibattito sui metodi, gli accertamenti di personalità, perizie e consulenze psicologiche, il lavoro psicologico nelle misure cautelari, contesti istituzionali in evoluzione e nuove ipotesi di interventi, la messa alla prova come forma di mediazione penale, mediazione e conciliazione con la vittima, strumenti e metodi di verifica degli interventi.

Di Nuovo S., Grasso G., Diritto e procedura penale minorile, profili giuridici, psicologici e sociali, Giuffrè editore, Milano, pp. 544, 1999;

Le ragioni del punire; la pretesa punitiva; le pretesa punitiva nei confronti di persona minorenne; la legge penale sostanziale e il minorenne; il processo: i contesti e i soggetti; il processo penale minorile; il minore; il giudice; il pubblico ministero e la polizia giudiziaria; i servizi; il processo: le dinamiche; gli epiloghi delle indagini preliminari; l’udienza preliminare, la condanna a sanzione sostitutiva, i provvedimenti civili urgenti e il giudizio abbreviato; i "riti ordinari"; l’irrilevanza del fatto; il perdono giudiziale; il probation processuale e minorile; i provvedimenti pre-cautelari, la permanenza presso il centro di prima accoglienza, l’udienza di convalida; le misure cautelati; il "trattamento penale"; le sanzioni sostitutive; le misure di sicurezza; il carcere e l’ordinamento penitenziario; la destigmatizzazione; la risocializzazione.

Serra C., Psicologia penitenziaria, sviluppo storico e contesti psicologici - sociali e clinici, Giuffè editore, Milano, pp. 224, 1999;

Definizione ed evoluzione normativa della riforma penitenziaria; contesti operativi e professionali degli esperti penitenziari; ipotesi di trattamento per l’affettività e la sessualità: proposte normative; nuove possibilità di misure alternative alla detenzione: la legge Simeone-Saraceni del 12 Maggio 1998, n. 165; sviluppi professionali e culturali della psicologia penitenziaria.

Williams F. P., McShane M. D., Devianza e criminalità, Il Mulino, pp. 297, 1999;

La scuola classica; la scuola positiva; la scuola di Chicago; teoria dell’associazione differenziale; teoria dell’anomia; teorie della subcultura; teoria dell’etichettamento; teoria del conflitto; teoria del controllo sociale; teoria dell’apprendimento sociale; teorie razionali, generali e del genere; il futuro delle teorie criminologiche

Bagnara P., Violenza familiare: prevenzione e trattamento. Le radici nascoste dell’abuso su donne e bambini attraverso la clinica dei casi, Franco Angeli, pp. 109, 1999, Milano;

Origine del comportamento violento negli adulti; L’abuso dei genitori ai danni dei bambini; La violenza sulle donne all’interno del nucleo familiare; Si può uscire dalla spirale della propria distruttività?; Prevenire è meglio che curare.

L’Abate L. e Baggett M. S., Il Sé nelle relazioni familiari. Una classificazione della personalità, della psicopatologia e della criminalità, Franco Angeli, pp. 366, 1999, Milano;

Corpi familiari creativi e corpi familiari fatali; Sintesi e ampliamento della teoria; Estensione della teoria alla personalità, alla criminalità e alla psicopatologia.

Lo Verso G., Lo Coco G., Mistretta S., Zizzo G., Come cambia la mafia. Esperienze giudiziarie e psicoterapeutiche in un paese che cambia, Franco Angeli, pp. 158, 1999, Milano;

Lo psichismo mafioso: sintesi ed inquadramento; Lo psichismo mafioso oggi; Cosa Nostra: una realtà in trasformazione; visioni prospettiche. Mutamenti dell’identità mafiosa; Esperienze psicoterapiche e dei servizi di cura; mutamenti dello psichismo mafioso: uno studio psicopatologico e psicoterapico; iconoclasmi e casi clinici: oltre i luoghi comuni dell’immaginario sui mafiosi; mafia e psicopatologia. La cultura siciliana fra tradizione e cambiamento; Esperienze giudiziarie; lo psichismo mafioso femminile fra tradizione e trasformazione; una particolare trasformazione. I collaboratori di mafia nel passaggio da p.m. al giudice; i collaboratori di giustizia: una lente per osservare la realtà mafiosa; Riflessioni e ricerche; la mafia tra istituzione e organizzazione; Puer. Spunti di ricerca su adolescenti a famiglia mafiosa; "Percorsi di legalità": sviluppo economico e inclusione sociale fra cambiamento e vecchi simbolismi; il sentire religioso e il sentire mafioso nel transpersonale corleonese.

Centro Studi Giuridici sulla Persona, Lessico di diritto di famiglia, Roma, anno I Vol. 4, 1999;

Si tratta del quarto volume di un trimestrale che affronta numerosi argomenti di psicologia forense della famiglia, civile, penale, minorile, con trattazioni monografiche.

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Ackerman M. J., Essentials of Forensic Psychological Assessment, John Wiley & Sons, Inc., pp. 294, 1999;

Introduction to essentials of forensic assessment; essentials of child custody evaluations; essentials of personal injury assessment; essentials of malingering assessment; essentials of competency to stand trial assessment; essentials of civil commitment assessment; essentials of juvenile assessment; essentials of substance abuse assessment; essential of abuse issues assessment.

Ammerman R., Hersen M., Assessment of family violence, a clinical and legal sourcebook (2nd ed.), John Wiley & Sons, Inc., pp. 436, 1999;

Current issues in the assessment of family violence: an update, clinical issues in the assessment of family violence, clinical issues in the assessment of partner violence, clinical issues in the assessment of partner violence, legal and systems issues in the assessment of family violence involving children, legal and systems issues in the assessment of family violence; epidemiology of family involving children; epidemiology of intimate partner violence and other family; types of family violence, child physical abuse, child neglect, incest in young children, extrafamilial child sexual abuse, woman battering, elder abuse and neglect, psychological maltreatment of children, psychological maltreatment of women; special issues, child witnesses of domestic violence, adolescent perpetrators of sexual abuse, adult survivors of sexual abuse.

Blau T. H., The forensic documentation sourcebook. A comprehensive collection of forms and records for forensic mental health practice, John Wiley & Sons, Inc., 1999;

Initiating forms; Initiating and assessment process; Initiating a forensic evaluation; process forms; forms for deposition and trial preparation; miscellaneous forms.

Findlay M., The globalisation of crime, understanding transitional relationships in context, Cambridge University Press, pp. 243, 1999;

Notions of context and globalisation; (mis)representing crime; crime and social development; crime and social dysfunction; marginalisation and crime relationships; crime economies; crime and choice; integrating crime control.

Hess A. K., Weiner I. B., The handbook of forensic psychology (2nd ed.), John Wiley & Sons, Inc., pp. 756, 1999;

The context of forensic psychology; applying psychology to civil proceedings; applying psychology to criminal proceedings; communicating expert opinions; intervening with offenders; professional issues.

Milne R., Bull R., Investigative interviewing, psychology and practice, John Wiley & Sons, Inc., pp. 223, 1999;

The importance of investigative interviewing; how do people remember?; the cognitive interview; conversation management; what happens in police interviews?; False testimony; interviewing vulnerable people; interviewing children; training; conclusions and future developments.

 

Turvey B., Criminal Profiling, Academic Press, Inc., pp. 462, 1999;

Criminal Profiling: An introduction to Behavioral Evidence Analysis, is a unique work centred on the deductive profiling method developed by the author, and motivated by the lack of general knowledge regarding the criminal profiling process. Criminal profiling is written in plain, accessible language for: clinicians involved in offender assessment, lawyer preparing for trial, detectives involved in unsolved cold or serial cases, instructors in the classroom.

Webb D., Harris R., Mentally disordered offenders, managing people nobody owns, Routledge, Taylor & Francis Group, London, New York, pp. 173, 1999;

Mental disorder and social order: underlying themes in crime management; public inquiries in mental health; the police and the mentally disordered in the community; diverting mentally disordered offenders from custody; recreating mayhem? Developing understanding for social work with mentally disordered people; multi-agency risk management of mentally disordered sex offenders: a probation case of custody; the Parole Board and the mentally disordered offender; control and compassion: the uncertain role of mental health review tribunals in the management of the mentally ill; thinking horses, not zebras; a balance of possibilities: some concluding notes on rights; risks and the mentally disordered offender.

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eugenio calvi
guglielmo gulotta

Collana di Psicologia Giuridica e Criminale
diretta da Guglielmo Gulotta
Giuffrè, Milano, 1999, pp. 264

Il codice deontologico degli psicologi

Il volume di Calvi, Gulotta e collaboratori presenta e spiega il Codice Deontologico degli psicologi approvato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine il 17 gennaio 1998.
Il significato e la portata del codice emergono attraverso la ricostruzione puntuale della storia della sua approvazione, a partire dalle prime norme deontologiche contenute nel Regolamento interno della S.I.Ps. (1960), al lavoro della Commissione deontologica nominata dal Consiglio Nazionale dell’Ordine (1994) che elabora, discute ed affina una ventina di bozze di proposta, dovendo tra l’altro tener conto delle istanze di esercizi professionali diversi quali quelli dello psicologo-psicoterapeuta, dello psicologo-psicologo, dello psicologo-insegnante, dello psicologo-ricercatore, per giungere infine nel 1998 all’approvazione dell’attuale Codice Deontologico.

Nella prima parte del volume –Prolegomeni- trovano così posto interventi di: Calvi, che illustra le finalità ispiratrici seguite nella formulazione del Codice, ossia la tutela del cliente, la tutela del professionista nei confronti dei colleghi, la tutela del gruppo professionale, e la responsabilità nei confronti della società, e mostra come esse siano state tradotte in norme sulla condotta professionale; di Marini, che traccia la storia dell’itinerario storico-culturale che, svoltosi soprattutto all’interno della S.I.Ps, ha condotto dapprima al riconoscimento della protezione legale assicurata alla professione dello psicologo, e poi alle norme deontologiche; di Michielin, che descrive ogni fase della preparazione e il travagliato iter dell’approvazione del Codice Deontologico, documentandola con stralci di articoli ed editoriali apparsi sul giornale nazionale dell’Ordine La Professione di Psicologo; infine di Cavallo, che tratteggia la situazione europea, evidenziando conformità e differenze tra i Codici Deontologici dei diversi paesi.

Dopo avere in questo modo delineato il Codice Deontologico rispetto allo sfondo di avvenimenti, motivi e scopi che lo hanno plasmato, Calvi, Di Giovanni, Gelli, Gius, Gualtieri, Gulotta, Madonna e Parmentola affrontano l’analisi ed il commento di ciascuno dei 42 articoli che lo compongono.
Il commento di ogni articolo è in primo luogo una spiegazione del suo significato, spesso arricchita da esempi concreti della sua applicazione; in secondo luogo è una presentazione dei principi psicologici e giuridici ad esso sottesi e che costituiscono la ratio della sua formulazione. Ogni comma, che presentandosi in linguaggio giuridico può risultare astratto e di difficile trasferimento sul piano pratico e quotidiano,
viene svelato nella sua applicabilità concreta: ad esempio cosa deve fare uno psicologo che si trovi in una situazione di conflitto tra il diritto del paziente alla riservatezza e il pericolo per la salute o la vita del soggetto o di altre persone? Può capitare – è successo- che un paziente dica allo psicoterapeuta che ha intenzione di uccidere la fidanzata, e che motivi la sua decisione tanto da renderla credibile agli occhi dello specialista. Il Codice Deontologico affronta i temi del segreto professionale (artt. 11, 12, 15) e dell’obbligo di referto e di denuncia, con le sue possibili eccezioni (art. 13); il commento aiuta ad orientarsi nell’intreccio di obblighi e diritti delle parti coinvolte, e delle disposizioni previste dai codici (penale, deontologico, etc.), offrendo spunti di riflessione e soluzioni.

La matrice giuridica degli autori dei commenti, e dei curatori del libro, emerge (anche) nella precisione con cui analizzano semanticamente il corpo di ogni articolo; può accadere, ad esempio, che definiscano termini o espressioni, come "decoro", "dignità", "correttezza professionale" (art. 2), o "consenso valido" e "informato" (art.12), o "uso improprio di strumenti psicologici" (art. 25), che pur apparendo chiari al senso comune, devono invece esser definiti con precisione in un contesto giuridico qual è quello delle norme deontologiche. Si può così scoprire che per "decoro" e "dignità" si deve intendere "lo stile che nell’atteggiamento, nei modi e nella condotta è conveniente alla condizione professionale dello psicologo; contrasterebbe con tale stile lo psicologo che assumesse un comportamento volgare, in privato con i propri clienti o pazienti, ed anche in pubblico ove rappresenti a qualsiasi titolo la sua professione".

Il commento degli articoli comprende inoltre informazioni sugli eventuali raccordi tra le norme del Codice Deontologico e il codice civile e penale, e raffronti con norme analoghe contenute o nei codici deontologici di professioni affini quale quella dei medici, o nei codici etici degli psicologi di altre nazioni (spagnoli, portoghesi, francesi, scandinavi, etc.).

A chiusura sono posti il Regolamento disciplinare (con il commento di Calvi) che contiene le norme di procedura dei procedimenti disciplinari a carico degli psicologi che abbiano violato le norme deontologiche, e le Linee Guida Deontologiche per lo Psicologo Forense, precedute da una Premessa di Gulotta che sistematizza, tra l’altro, i contesti cui la psicologia può contribuire in ambito forense. Esse si pongono a completamento del Codice Deontologico, in quanto disposizioni che riguardano l’esercizio dell’attività psicologica in ambito forense: scopi e modalità di risposta al quesito peritale, scelta e motivazione di metodologie scientificamente affidabili, ruolo del consulente di parte, necessità di aggiornamento in psicologia giuridica e nelle norme giuridiche rilevanti, sono solo alcuni degli argomenti approfonditi e regolamentati.

Conclude il volume un’Appendice che contiene alcuni documenti che completano il quadro delle norme che riguardano la professione dello psicologo, tra cui il Codice etico della ricerca psicologica e la Carta di Noto.

Come fa notare nell’Introduzione Ranzato, il Codice Deontologico è redatto nella forma di una descrizione dei doveri a carico dello psicologo, doveri che spesso assumono la forma di imperativi e di divieti: "lo psicologo è tenuto,…deve garantire,… ha l’obbligo,… si astiene,… si limita,… deve provvedere,… evita…". Di questa immagine "in negativo", il volume offre una lettura "in positivo", in ottica cioè non limitante ma propositiva, utilizzando – e suggerendo a ciascuno di utilizzare – il Codice non come vincolo sulla propria libertà d’azione, ma piuttosto come bussola in mare aperto. L’intento degli autori non è un imperativo indicare la "giusta direzione di navigazione", ma piuttosto è insegnare a leggere la bussola ora in dotazione a tutti gli psicologi, permettendo poi a ciascuno di raggiungere il proprio porto.

Ilaria Cutica
Università di Torino

 

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