V. Mastronardi

Manuale per operatori criminologici e psicopatologi forensi

 Giuffrè, 2001, pag. 536

 

  

Molteplici e spesso non privi di problematiche si rivelano gli ambiti in cui il criminologo e lo psichiatra forense si trovano attualmente a dover operare.

La presente monografia (versione aggiornata di precedenti edizioni), affrontando alcune delle questioni più delicate, ed a volte controverse, con le quali può trovarsi a contatto l’esperto, si propone come una guida utile per l’operatore interessato a sviluppare una corretta metodologia di intervento, anche in considerazione delle carenze che possono sussistere, soprattutto agli inizi dell’esercizio dell’attività, e che l’Autore stesso ha avuto modo di rilevare direttamente in alcune occasioni. 

 

Un primo e fondamentale ambito di intervento del criminologo è sicuramente quello rappresentato dall’osservazione scientifica di personalità. Difatti, un principio cardine del nostro ordinamento, sancito a livello costituzionale (art. 27, 3° c.) e ripreso dalle leggi emanate in materia di ordinamento penitenziario (L n.354/75, L n.663/86 e DPR 30/06/2000 n.230), prevede che le pene debbano tendere alla rieducazione del condannato. E ciò risulta attuabile tramite l’applicazione di un trattamento, detto, appunto, risocializzativo. Questo, dovendo soddisfare i bisogni del singolo soggetto, identificati attraverso l’esame delle eventuali carenze fisio-psichiche, affettive, educative, sociali e delle altre cause del disadattamento, deve necessariamente essere personalizzato. L’individualizzazione si ottiene mediante la predisposizione, da parte di un’equipe di esperti, di un programma, da redigersi, appunto, sulla base dei risultati emersi dall’osservazione.

 

Nella prima parte del volume viene svolta un’analisi dei diversi mezzi di cui l’esperto si avvale per l’esame del soggetto, strumento indispensabile in ambito criminologico e psichiatrico forense sia ai fini del trattamento, che in fase diagnostica.

 

Nel primo capitolo vengono dapprima illustrate le modalità, genericamente previste dalla legge, attraverso le quali si può espletare il trattamento (istruzione, attività culturali, ricreative e sportive, contatti con la famiglia e con l’esterno, lavoro, religione). Vengono poi prese in considerazione possibilità trattamentali di soggetti che si trovano in situazioni particolari: condannati per reati associativi, con riguardo prevalentemente a coloro che collaborano con la giustizia, attraverso l’analisi del DL 13/05/91 n.152, e tossico o alcooldipendenti, attraverso l’analisi della normativa (DPR n.309/90 e DPR n.171/93), dei disturbi provocati dall’uso di tali sostanze e del fondamentale istituto della custodia attenuata, ritenuto il primo, vero, tentativo di terapeuticizzazione dell’intervento detentivo (riguardo al quale vengono riportati i risultati ottenuti in alcuni Istituti Penitenziari). La parte più rilevante è, poi, dedicata al colloquio con il soggetto. L’Autore dà massima importanza al fatto che gli operatori acquisiscano le capacità necessarie a condurlo correttamente, perché solo in tal modo si può avere un quadro veritiero sulla personalità dell’individuo. Viene esaminato in primo luogo il colloquio psichiatrico in genere (tecniche, fattori di influenzamento, atteggiamento dei soggetti, impostazione), per poi passare ad analizzare finalità e modalità (corrette e non) di conduzione di quello specifico colloquio, definito “trattamentale”, che avviene nell’ambito delle Istituzioni Carcerarie. Un paragrafo è, poi, dedicato agli interventi psicoterapeutici già attuati in alcune carceri con l’analisi dei relativi risultati, peraltro negativi, e delle prospettive di modifica. Infine viene fatto un accenno alle tecniche di colloquio di motivazione, impiegate nelle Strutture Penitenziarie al fine di spronare l’utente ad un cambiamento.

 

Determinante per comprendere a fondo la personalità di un individuo si rivela, pure, la comunicazione non verbale, anche in considerazione del fatto che essa riveste il 65% di tutta la comunicazione umana; l’espressività mimica e gestuale rivela, infatti, le attività ideo-affettive elaborate dal soggetto a livello sia razionale, che inconscio. Viene, quindi, messa in evidenza l’attenzione che va attribuita ai movimenti delle diverse parti del corpo e, soprattutto, della mano, all’abbigliamento, all’andatura, a fenomeni come il rossore ed il riso, tenendo conto di caratteri quali l’intensità e la durata dell’espressione, l’adeguatezza di essa alla situazione, i fattori culturali e la possibilità di inespressività dovuta a malattie neurologiche o all’effetto di neurolettici, con la relativa problematica dell’assunzione per finalità simulative. Molto utili in ambito peritale possono inoltre rivelarsi mezzi quali la fotografia, l’uso di specchio unidirezionale, l’esame psico-grafologico ed il Pupil Test per la tossicodipendenza 

 

Grande importanza rivestono, poi, l’inchiesta sociale, per inquadrare l’esaminando da più angolazioni, quali l’ambiente familiare, scolastico, lavorativo, rapporti interpersonali, abitudini di vita, tare ereditarie......, e l’esame comportamentale. Il terzo capitolo, dopo una veloce panoramica delle principali teorie biologiche, psicologiche e sociologiche in tema di etiologia della delinquenza, mette in evidenza le caratteristiche tramite le quali l’inchiesta deve essere condotta per ottenere una diagnosi sociale esatta del soggetto e, quindi, per meglio effettuare una prognosi. Viene fatto, altresì, cenno alle difficoltà metodologiche dell’osservazione comportamentale ed alle circostanze da prendere in considerazione.

 

Il colloquio con l’individuo andrà, in un momento successivo, trasformato, con domande-tests più specifiche, in esame psichico, al fine di studiare la personalità del soggetto attraverso l’analisi delle sue funzioni psichiche: percezione, attenzione, memoria, ideazione, affettività, volontà e coscienza. L’Autore nel capitolo successivo mette in evidenza, per le implicazioni criminologiche che possono avere, gli aspetti patologici che possono investire le singole funzioni e gli strumenti utilizzabili per la loro rilevazione.

 

Il sesto capitolo è dedicato alla normativa sui minori, limitatamente a quanto concerne le questioni di interesse criminologico: osservazione, trattamento, provvedimenti in materia di libertà personale, misure di sicurezza.

 

Nel settimo capitolo viene affrontata, poi, una questione tanto problematica, quanto fondamentale nell’ambito dell’attività criminologica e psicopatologica: quella del concetto di pericolosità e della crisi che esso sta vivendo a causa dell’estrema difficoltà di una valutazione dei singoli soggetti fondata su basi scientifiche, difficoltà confermata anche dal fatto che tali basi vengono modificate in conseguenza delle diverse mode. Tale concetto viene, inoltre, spesso, utilizzato per motivi di repressione e criminalizzazione. Per uscire dall’impasse che da ciò deriva, si ritiene che unica prospettiva realizzabile sia quella di associare la prognosi, che è insita nel concetto di pericolosità, alla reale e concreta possibilità di trattamento, ipotizzando che tale concetto in Criminologia Clinica venga utilizzato solo nell’ambito della prassi trattamentale. Successivamente viene illustrato l’attuale stato degli interventi sul malato di mente (soprattutto con riferimento al TSO), risultante dalle riforme legislative nn. 180 e 833 del 1978 e la diversa visione, che negli anni si è sviluppata, rispetto alla possibile pericolosità e conseguente necessità di isolamento del soggetto portatore di patologie mentali. Il bilancio che viene fatto sui risultati della predizione di pericolosità in ambito psichiatrico-forense è del tutto fallimentare. Vengono riportate, infine, due importanti sentenze della Corte Costituzionale (n.139 del 8/07/82 e n.249 del 15/07/83) che hanno stabilito che debba essere valutata la persistenza della pericolosità al tempo dell’applicazione della misura di sicurezza e viene fatta un’elencazione dei principali criteri da seguire per elaborare un giudizio di tale tipo.

 

Vengono poi prese in esame la normativa e la giurisprudenza riguardanti l’intervento peritale nella fase dibattimentale (nomina e attività del perito, consulente tecnico, accertamenti...).

 

Il capitolo nono affronta le problematiche connesse con la devianza sessuale e con l’intento di realizzare, ove possibile, un approccio terapeutico ristrutturante. Si apre, quindi, con la definizione e la classificazione delle perversioni e l’illustrazione sommaria dei singoli tipi, per poi passare ad analizzare in particolare la classificazione e le componenti psicodinamiche e comportamentali comuni ai serial killers, le fasi dell’omicidio, la questione dell’imputabilità, che si ritiene conservata in presenza esclusivamente di disturbi di personalità, con un accenno alle ipotesi di trattamento psicofarmacologico e psicoterapico.    

 

Gli ultimi due capitoli prendono in considerazione due ulteriori ambiti in cui è chiamato ad intervenire l’operatore criminologico: il primo è quello della violenza all’infanzia, che può essere identificata con la definizione “Battered child syndrome”, delineata per la prima volta da Kempe nel 1962 e sostituita nel 1978 con l’espressione “child abuse and neglect”, tutt’ora in uso. Viene effettuato un excursus storico su questo tipo di violenza, che per tanto tempo non è stata tenuta nella dovuta considerazione; successivamente vengono spiegate le modalità di attuazione del maltrattamento ai minori (abuso sessuale, violenza fisica, incuria, maltrattamento emozionale, Sindrome di Műnchausen per procura e Medical Shopping per procura), le cause e la psicodinamica del maltrattamento, le manifestazioni cliniche e le ragioni di sospetto, le prospettive di intervento e trattamento, non solo sul minore, bensì su tutto il nucleo familiare, oltre ai risultati statistici e di alcune ricerche. Il secondo ambito riguarda, invece, la circonvenzione di incapaci, in particolare delle persone anziane. Al riguardo viene constatato che ove vi sia da valutare il concetto aleatorio di deficienza psichica (menzionata dal C.P.), al fine di stabilire la circonvenibilità di un soggetto, compaiono inquietanti interrogativi privi di valide segnaletiche giurisprudenziali e diagnostiche, mancanza confermata dai contrasti che si ritrovano nelle perizie e dalle difformità riscontrate nelle sentenze (di cui vengono riportate le più interessanti).

 

La comprensione di quanto esposto è resa notevolmente più agevole per l’operatore da molteplici esempi e casi reali ripresi dall’esperienza professionale personale dell’Autore e di altri professionisti.

 

 

                                                                                                                        Elena Mariani

(Cattedra di Criminologia, Università degli Studi di Milano) 

 

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