Adriano Zamperini
PSICOLOGIA
Il
ruolo degli spettatori
nelle atrocità collettive.
Piccola Biblioteca Einaudi Psicologia, Torino, 2001.
L'obiettivo principale dell'autore è di analizzare il comportamento dell'uomo in condizioni estreme, in particolare le reazioni dello spettatore di fronte alle atrocità collettive, che ciclicamente si ripetono nel corso della storia, definite "forme di violenza collettiva, ripetuta nel tempo e coordinata istituzionalmente".
La cornice di riferimento utilizzata nel valutare tali fenomeni è quella della vittima, poiché da parte del carnefice l'azione messa in atto è giustificata il più delle volte come reazione causata da un ipotetico torto subito.
L'idea centrale del libro è quindi di gettare uno sguardo sui due possibili atteggiamenti opposti che possono verificarsi in queste particolari situazioni, ossia l'inerzia e la solidarietà da parte degli spettatori.
La storia insegna che quando si verificano atrocità collettive l'attenzione cade sempre su due figure principali, la vittima ed il carnefice, mentre in realtà la maggior parte delle persone fa da spettatore a tali eventi, ossia non è direttamente coinvolta, ma non in quanto figura passiva e statica, quanto piuttosto in senso attivo, poiché lo spettatore in realtà può entrare nelle dinamiche fra vittima e carnefice, in veste ad esempio di approfittatore della situazione, di testimone o di soccorritore.
Nel testo si esamina in particolare la figura del soccorritore che nell'immaginario collettivo ricopre solitamente un ruolo di soggetto degno di lode e di alto profilo morale ed educativo (una buona parte degli studi attuali di psicologia sociale infatti sottolineano il fatto che gli studi sull'altruismo facilitino il prodursi di comportamenti socialmente accettati, sottointendendo quindi il proposito di trasformare questi studi in azioni educative concrete per la collettività).
Molte ricerche infatti sono state fatte sulla personalità altruistica ed il libro parte proprio da un analisi letteraria e storica di tali studi per giungere poi ad una critica circa l'effettiva corrispondenza di tali considerazioni rispetto all'analisi del comportamento dell' "uomo in situazione".
Infatti, secondo l'Autore, non si può tralasciare di analizzare congiuntamente il contesto in cui poi gli attori in concreto agiscono.
Nel costituirsi delle atrocità collettive sono presenti secondo lui due dimensioni: una simbolica-normativa, che riguarda i significati, spesso precostituiti per rendere naturale ciò che invece è creato artificialmente dall'uomo (ad esempio viene ribadito che prima dell'avvento del nazismo tedeschi ed ebrei vivevano pacificamente insieme, mentre in seguito venne introdotta la differenza tra i due popoli dove originariamente non c'era) ed una concreta (ad esempio in natura l'odio etnico non esiste ma viene spesso creato a fini economici e politici, che possono poi diventare causa di altri conflitti) in quanto è necessario un controllo concreto della situazione che potrebbe altrimenti far crollare il livello ideologico, spesso proprio tramite relazioni interpersonali dirette, che facilmente disconfermano le ideologie imposte e per questo motivo vengono ostacolate dai regimi tramite il controllo.
Nel libro si analizzano poi le varie forme di relazione d'aiuto in tali contesti, sottolineando che ciò equivale ad agire in maniera deviante rispetto al contesto simbolico costituito.
La letteratura degli studi sulla personalità altruistica punta sull'importanza dei valori morali interni dell'individuo, mentre l'Autore si distanzia decisamente da questo punto di vista: non sono infatti i valori ma le emozioni sociali ad essere cruciali in tali condizioni.
Vengono quindi individuati alcuni punti a favore del primato delle emozioni sui valori: innanzitutto i limiti delle socializzazione, teorizzazione secondo cui più si investono risorse su di un individuo meno egli sarà a rischio di condotte devianti, considerazioni non dimostrate, in quanto il passato non determina necessariamente il presente, soprattutto in situazioni estreme; in secondo luogo vi sarebbe un'assenza di scelta, cioè chi agisce in situazioni d'aiuto lo fa simultaneamente, per immedesimazione, e solo dopo costruisce la razionalizzazione delle sue azioni.
Sostanzialmente i punti più interessanti del libro sono la coniugazione ben riuscita fra teoria e pratica (l'Autore compie anche una rilettura delle teorie tradizionali e recenti per leggere il presente) unita alla circolarità fra dimensione individuale e collettiva e fra interno ed esterno; altro concetto centrale è quello di azione, sottolineato dal fatto che l'individuo agisce sempre in un contesto e a questo proposito è rilevante anche la critica che viene rivolta alle pratiche educative alla solidarietà svincolate dal contesto concreto.
Nel libro si sottolinea dunque il potere dell'azione e delle emozioni, mentre vengono ridimensionate le teorie sulla personalità altruistica e sulla socializzazione.
In conclusione il testo risulta molto interessante per l'attenzione posta a determinati fenomeni sociali, quali la solidarietà e l'inerzia delle persone, che in tempi recenti paiono argomenti quanto mai di attualità, soprattutto se confrontati con le notizie di cronaca.
Soltanto alcuni mesi fa infatti nel nostro Paese si sono verificati alcuni fatti sconcertanti, accomunati proprio dall'inerzia, utilizzando la terminologia di Zamperini, delle persone che di fronte a situazioni estreme, in questi casi la morte di persone a loro vicine fisicamente, non sembrano esserne state toccate e tanto meno hanno cercato di intervenire.
I casi in questione riguardano ad esempio l'uccisione di un pensionato a Milano, il cui titolo della cronaca di Milano (Corriere della Sera, 11/04/01), testualmente riporta "Un vicino ha visto il killer: correva in cortile, ma il testimone non ha chiamato il 113" e ancora nel testo "Qualcuno ha visto e sentito. Ma non ha pensato di avvertire la polizia. Lo ha fatto 24 ore dopo, quando ormai il pensionato, 76 anni, era già morto… Il vicino della vittima aveva udito dei rumori e poco dopo del frastuono e un'invocazione d'aiuto; non solo: dopo qualche minuto vedeva un individuo di bassa statura correre nel cortile".
E' sconcertante rendersi conto che il povero pensionato, ucciso con quattro coltellate al petto, forse poteva essere salvato, che quando ha gridato aiuto mentre lo uccidevano le sue urla non sono state ascoltate e soprattutto come afferma un'inquilina "Colpisce l'indifferenza della gente, che rende ancore più triste ciò che è successo".
Purtroppo ciò che è capitato a Milano non è l'unico caso di indifferenza delle persone di fronte alle disgrazie e al dolore: il primo maggio sul litorale di Bagnoli il cadavere di un uomo, probabilmente annegato o suicidatosi, ricoperto da un telo in attesa dell'arrivo del medico legale rimane per due ore sulla spiaggia, mentre intorno a lui la gente continua a tuffarsi, a giocare, a chiacchierare, come si fa in qualunque giorno spensierato di vacanza.
Episodi del genere inoltre erano già accaduti a Trieste e Genova: il 3 agosto 1997 sul lungomare di Trieste affiora il corpo di un uomo di 58 anni, annegato per un malore, il cui corpo viene lasciato sulla spiaggia in attesa del via libera del magistrato per rimuoverlo ed una foto immortala la scena con i bagnanti che attorno al cadavere continuano le loro normali attività come se nulla di grave fosse successo; due anni dopo, nel 1999, a Genova un altro uomo muore annegato per un malore, il corpo rimarrà sulla spiaggia per due ore coperto da un telo ancora fra l'indifferenza della gente.
Rispetto all'episodio più recente verificatosi a Bagnoli, ma più in generale rispetto a tutti questi episodi accomunati dal peso dell'indifferenza, le parole del cardinale di Napoli Giordano lanciano una dura accusa: "Questo episodio deve far riflettere tutti noi su come il senso della sacralità dell'esistenza si stia affievolendo; è un campanello d'allarme che risuona nelle coscienze: se nemmeno la morte riesce a scuotere, a suscitare un gesto di rispetto o un momento di riflessione, che tipo di società stiamo costruendo?" e ancora "Il vero nemico del nostro tempo è l'indifferenza, il chiudere gli occhi di fronte all'altro, anche quando soffre e chiede aiuto. Al centro non c'è più il valore della vita, ma il proprio piccolo orizzonte".
Ecco la dimostrazione di come, alla luce di questi eventi di recente attualità, i temi trattati nel libro di Zamperini siano più che mai attuali ed utili, anche per cercare di comprendere, da un punto di vista psicologico, come sia possibile il verificarsi di tali fenomeni.
Laura Villata
Università di Torino