Sofsky W.

Il paradiso della crudeltà

Einaudi, Torino, 2001

In questa raccolta di saggi l’autore, che è professore di sociologia in Germania, esprime considerazioni pessimistiche sulla natura umana, facendo riferimento ad avvenimenti della cronaca e della politica del ‘900. Il secolo passato è incominciato con grandi speranze e si è concluso con guerre e morti, in un’esplosione di violenza che non ha precedenti. Secondo l’autore è illusorio credere che gli atti di violenza siano mossi dall’aggressività. Diversi sono i motivi per cui si può essere violenti: perché gli uomini possono manifestare comportamenti molto diversi per gli stessi motivi e, viceversa, possono fare la stessa cosa per motivi diversi. Secondo l’autore, la violenza è connaturata all’uomo e la civiltà non la elimina ma ne modifica semplicemente la forma. Negli omicidi, per esempio quelli seriali, “la successiva ricerca di segni premonitori, indizi o sintomi è, nella maggior parte dei casi, solo un maldestro tentativo di inventare un antefatto a posteriori per attribuire un senso all’accaduto.

Guglielmo Gulotta

 

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