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La lunghezza dei processi in Italia "minaccia lo stato di diritto"
Decisione n. (00) 49 del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa, concernente la lunghezza dei processi in Italia, adottata il 3 maggio 2000 nella 708esima riunione dei delegati ministeriali.
CONSIGLIO D’EUROPA
COMITATO DEI MINISTRI
I delegati hanno adottato la seguente risposta all’interrogazione scritta n. 384 presentata da Georges Clerfayt:
Il Comitato dei Ministri condivide le preoccupazioni espresse dal sig. Clerfayt relativamente al problema della lunghezza dei processi in Italia. Infatti, il Comitato dei Ministri, come la Corte europea dei diritti umani, ha avuto già occasione di ritenere "che l’eccessivo ritardo nell’amministrazione della giustizia costituisce un significativo pericolo, in particolare per il rispetto dello Stato di diritto" (v. la risoluzione n. DH(97) 226).
Il Comitato osserva che le preoccupazioni espresse nell'interrogazione n. 384 sono parimenti sentite dalle autorità italiane, ivi comprese le più alte istanze giudiziarie nazionali. L'Italia ha, inoltre, già adottato molte misure sin dall'inizio degli anni novanta (per maggiori dettagli v. le risoluzioni nn. DH (95) 82, DH (97) 336, DH (99) 436 e DH (99) 437) allo scopo di conformarsi all'obbligo di rispettare le sentenze della Corte, in particolare prevenendo il ripetersi di nuove violazioni della Convenzione analoghe a quelle riscontrate.
Ciononostante, il problema non è ancora risolto: oltre 1.500 violazioni dell'art. 6 sono state riscontrate successivamente alla prima sentenza che ha segnalato a Strasburgo l'esistenza di questo problema e non vi è alcun cambiamento per quanto concerne l'afflusso di nuovi ricorsi a Strasburgo. In tale contesto, la Corte ha considerato che l'accumulazione di violazioni del requisito del "tempo ragionevole" costituisce "una circostanza aggravante della violazione dell’art. 6 comma 1" (v., per esempio, la sentenza dell’11 aprile 2000, Sanna c. Italia, par. 14).
La situazione sta, quindi, sovraccaricando la Corte ed incide sull'intero meccanismo di controllo.
Il Governo italiano ha intrapreso diverse nuove riforme strutturali altamente significative di carattere legislativo e persegue un processo di cooperazione e dialogo con i competenti settori del Segretariato del Consiglio d'Europa, al fine di trovare al più presto una via d'uscita da questo grave problema della giustizia italiana. A questo riguardo, è opportuno ricordare in particolare che il Consiglio superiore della magistratura ha emanato una circolare il 15 settembre 1999, attirando l'attenzione dei giudici nazionali sul problema, ed intende visitare il Consiglio d'Europa il 25 e 26 maggio 2000. In aggiunta, degli incontri bilaterali con il Ministro della giustizia si terranno a Roma il 12 e 13 luglio 2000, nel quadro del programma ADACS (Attività per lo sviluppo ed il consolidamento della stabilità democratica) del Consiglio d'Europa.
Il Comitato dei Ministri, da parte sua, continuerà a tenere tutti i casi italiani concernenti la lunghezza dei processi all'ordine del giorno delle sue riunioni ; sui diritti umani in attesa dell'adozione e dell’implementazione di misure soddisfacenti. Nel fare ciò, il Comitato dei Ministri prenderà tutte le misure appropriate, ivi compresi, per esempio, dei bilanci periodici che potrebbero portare ad eventuali risoluzioni interinali supplementari o ad altre decisioni che diano conto dei progressi nella messa in opera effettiva delle misure intese ad alleggerire il carico dei tribunali italiani e ad accelerare le procedure.
Nota
Con la presente decisione, il Comitato dei Ministri ha risposto all'interrogazione scritta n. 384 presentata da un componente dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa in ordine alla eccessiva durata dei processi in Italia.
 

 


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