home
Organo Ufficiale della Fondazione Guglielmo Gulotta di Psicologia Interpersonale Investigativa Criminale e Forense.


 

Archivio > Anno II n.2 > Documenti

a cura di: M. Russo

Il nuovo Regolamento dell’ordinamento penitenziario

Decreto Presidente Repubblica 30 giugno 2000 n. 230.

 

Di seguito sono proposte le norme di maggior rilievo per gli aspetti psicogiuridici, alcune delle quali verranno commentate con il testo della Relazione al regolamento recante norme sull’ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà (in corsivo nell’articolo).

 

Art. 1 -Interventi di trattamento

 

1. Il trattamento degli imputati sottoposti a misure privative della libertà consiste nell'offerta di interventi diretti a sostenere i loro interessi umani, culturali e professionali.

 

2. Il trattamento rieducativo dei condannati e degli internati è diretto, inoltre, a promuovere un processo di modificazione delle condizioni e degli atteggiamenti personali, nonché delle relazioni familiari e sociali che sono di ostacolo a una costruttiva partecipazione sociale.

 

3. Le disposizioni del presente regolamento che fanno riferimento all'imputato si estendono, in quanto compatibili, alla persona sottoposta alla indagini.

 

Si deve accennare, …, ad uno dei fini più rilevanti dell'intervento modificativo sul regolamento di esecuzione di cui si sta dicendo.

Si tratta di dare nuova efficacia, nuova concreta attuabilità al trattamento penitenziario, articolato nei vari elementi indicati dalla legge all'art.15. Sotto questo profilo l'inadeguatezza alla legge del "carcere reale" non può essere ancora a lungo accettata. E' chiaro che è necessaria una implementazione organizzativa della amministrazione penitenziaria, in ogni sua componente, ma in particolare in quelle più impegnate sul versante trattamentale (così trascurate nei due decenni di vigenza della legge). Ma, tenendo conto che a ciò dovrebbe rimediare la legislazione in preparazione sul riordino e il potenziamento organizzativo della amministrazione penitenziaria, si è voluto sin d'ora intervenire sulla normativa del regolamento di esecuzione che riguarda gli elementi del trattamento. Con un proposito: quello di porre le condizioni per la sempre più estesa e concreta realizzazione di tali elementi.

A tal fine, si è indicata la esigenza che ministero della giustizia, da un lato, e ministero della pubblica istruzione e regioni, dall'altro, contribuiscano a realizzare un sistema di corsi in materia. Per quelli scolastici, oltre alla diffusione della scuola dell'obbligo in tutti gli istituti, si deve favorire la presenza, con almeno una esperienza in ciascuna regione, dei corsi di scuola secondaria successivi a quella dell'obbligo. Concrete iniziative, di cui si indicano le possibili modalità, sono anche previste per consentire ai reclusi di seguire gli studi universitari.

 

Art. 20 -Disposizioni particolari per gli infermi e i seminfermi di mente

 

1. Nei confronti dei detenuti e degli internati infermi o seminfermi di mente, salve le disposizioni di cui ai commi seguenti, devono essere attuati interventi che favoriscano la loro partecipazione a tutte le attività trattamentali e in particolare a quelle che consentano, in quanto possibile, di mantenere, migliorare o ristabilire le loro relazioni con la famiglia e l’ambiente sociale, anche attraverso lo svolgimento di colloqui fuori dei limiti stabiliti dall'articolo 37. Il servizio sanitario pubblico territorialmente competente accede all’istituto per rilevare le condizioni e le esigenze degli interessati e concordare con gli operatori penitenziari l’individuazione delle risorse esterne utili per la loro presa in carico da parte del servizio pubblico e per il loro successivo reinserimento sociale.

 

[…]

 

7. Nei confronti degli infermi e dei seminfermi di mente le sanzioni disciplinari si applicano solo quando, a giudizio del sanitario, esista la sufficiente capacità naturale che consenta loro coscienza dell'infrazione commessa ed adeguata percezione della sanzione conseguente.

 

[…]

9. I detenuti e internati tossicodipendenti che presentino anche infermità mentali sono seguiti in collaborazione dal servizio per le tossicodipendenze e dal servizio psichiatrico.

 

Art. 23 -Modalità dell'ingresso in istituto

 

1. La direzione cura che il detenuto o l'internato all'atto del suo ingresso dalla libertà sia sottoposto a perquisizione personale, al rilievo delle impronte digitali e messo in grado di esercitare la facoltà prevista dal primo comma dell'articolo 29 della legge, con le modalità di cui all'articolo 62 del presente regolamento. Il soggetto è sottoposto a visita medica non oltre il giorno successivo.

 

2. Fermo restando quanto previsto dal comma 4 dell'articolo 24, qualora dagli accertamenti sanitari o altrimenti, risulti che una persona condannata si trovi in una delle condizioni previste dagli articoli 146 e 147, primo comma, numeri 2) e 3), del codice penale, la direzione dell'istituto trasmette gli atti al magistrato di sorveglianza e al tribunale di sorveglianza per i provvedimenti di rispettiva competenza. La direzione provvede analogamente, quando la persona interessata si trovi in custodia cautelare, trasmettendo gli atti alla autorità giudiziaria procedente.

 

3. Un esperto dell’osservazione e trattamento effettua un colloquio con il detenuto o internato all'atto del suo ingresso in istituto, per verificare se, ed eventualmente con quali cautele, possa affrontare adeguatamente lo stato di restrizione. Il risultato di tali accertamenti è comunicato agli operatori incaricati per gli interventi opportuni e al gruppo degli operatori dell'osservazione e trattamento di cui all'articolo 29.

 

Il comma 3 è del tutto nuovo e prevede che la persona, al suo ingresso in istituto, sia esaminata da un esperto dell'osservazione e trattamento. Nella prassi degli istituti di maggiori dimensioni esisteva il c.d. "servizio nuovi giunti", che qui viene regolato in modo organico e generale. L'esito del colloquio fra il "nuovo giunto" e l'esperto viene comunicato a tutti gli operatori per gli interventi opportuni e, in particolare, agli operatori della osservazione e trattamento perché all'iniziale contatto con l'esperto faccia seguito una vera e propria presa in carico da parte del servizio. Sono segnalati, in specie, anche alle autorità giudiziarie interessate, gli eventuali aspetti di rischio che la situazione della persona presenta. Se questa ha problemi di tossicodipendenza, va segnalata al servizio tossicodipendenze operante all'interno dell'istituto.

 

Gli eventuali aspetti di rischio sono anche segnalati agli organi giudiziari indicati nel comma 2. Se la persona ha problemi di tossicodipendenza, è segnalata anche al Servizio tossicodipendenze operante all'interno dell'istituto.

 

[…]

 

Art. 27 -Osservazione della personalità

 

1. L’osservazione scientifica della personalità è diretta all’accertamento dei bisogni di ciascun soggetto connessi alle eventuali carenze fisico-psichiche, affettive, educative e sociali, che sono state di pregiudizio all’instaurazione di una normale vita di relazione. Ai fini dell’osservazione si provvede all’acquisizione di dati giudiziari e penitenziari, clinici, psicologici e sociali e alla loro valutazione con riferimento al modo in cui il soggetto ha vissuto le sue esperienze e alla sua attuale disponibilità ad usufruire degli interventi del trattamento. Sulla base dei dati giudiziari acquisiti, viene espletata, con il condannato o l’internato, una riflessione sulle condotte antigiuridiche poste in essere, sulle motivazioni e sulle conseguenze negative delle stesse per l’interessato medesimo e sulle possibili azioni di riparazione delle conseguenze del reato, incluso il risarcimento dovuto alla persona offesa.

 

Osservazione della personalità e conseguente definizione e individualizzazione del programma di trattamento e successiva attuazione di questo in parallelo con il procedere della osservazione, tutte queste rappresentano le operazioni centrali del sistema delineato dalla legge sull'Ordinamento penitenziario. Si tratta di previsioni della legge, sulle quali il regolamento di esecuzione non può dire molto più di quanto già non dica il testo vigente. Il problema qui non è rappresentato dalla normativa, ma dalla sua applicazione, ancora incompleta per le povertà organizzative attuali della amministrazione penitenziaria.

La prima modifica riguarda il comma 1, cui è stato aggiunta, in fine, una nuova proposizione, che include nella osservazione anche una riflessione sulle condotte antigiuridiche poste in essere, sulle motivazioni e le conseguenze delle stesse, sia nei confronti dei terzi che dello stesso interessato, nonché sulle possibili azioni riparatorie. Questo non significa ovviamente che il soggetto osservato debba riconoscere necessariamente le proprie responsabilità, ma pone comunque la riflessione sui fatti come uno dei momenti della osservazione da non mettere fra parentesi. Si tratta di un elemento di chiarezza nei rapporti fra gli operatori e la persona, che dovrebbe rappresentare una delle chiavi di lettura della vicenda del condannato e del percorso più utile da seguire per superarla.

 

2. All’inizio dell’esecuzione l’osservazione è specificamente rivolta, con la collaborazione del condannato o dell’internato, a desumere elementi per la formulazione del programma individualizzato di trattamento, il quale è compilato nel termine di nove mesi.

 

3. Nel corso del trattamento l’osservazione è rivolta ad accertare, attraverso l’esame del comportamento del soggetto e delle modificazioni intervenute nella sua vita di relazione, le eventuali nuove esigenze che richiedono una variazione del programma di trattamento.

 

4. L’osservazione e il trattamento dei detenuti e degli internati devono mantenere i caratteri della continuità in caso di trasferimento in altri istituti.

 

L'altra modifica è rappresentata dall'aggiunta di un nuovo comma, il n. 4. Tale modifica potrebbe apparire superflua, ma non lo è. E' chiaro che gli istituti penitenziari rappresentano un sistema unitario, nel quale le acquisizioni dei singoli istituti devono circolare ed essere conosciute dagli altri. Se la persona detenuta o internata viene trasferita, non si azzerano le notizie raccolte in precedenza e i dati già acquisiti nel corso della osservazione e trattamento. Tali dati rappresentano la base del lavoro ulteriore, svolto presso il nuovo istituto. Il che, nel concreto, significa che possono essere confermate, se non vi siano specifici elementi in contrario, le valutazioni e gli interventi favorevoli operati in precedenza, senza ricominciare da capo l'osservazione già svolta altrove. Data la diversità di prassi degli istituti in proposito, è apparso utile un esplicito richiamo ai principi della continuità e unitarietà della osservazione e del trattamento durante l'intero percorso penitenziario dell'interessato.

 

Art. 29 -Programma individualizzato di trattamento

 

1. Il programma di trattamento contiene le specifiche indicazioni di cui al terzo comma dell'articolo 13 della legge, secondo i principi indicati nel sesto comma dell'articolo 1 della stessa.

 

E' aggiunto un nuovo comma 1 per ribadire, in primo luogo, che il programma di trattamento deve essere specificamente riferito al singolo individuo, dato che, nella prassi operativa, è troppo spesso generico, quindi inidoneo a fornire valide linee-guida mirate al recupero sociale del condannato. Il riferimento alle norme citate nel nuovo comma accentua, inoltre, gli aspetti del programma di trattamento che disegnano il percorso di riabilitazione del condannato e lo finalizzano al suo reinserimento sociale, rafforzando, anche in tal modo, la dimensione strettamente individuale entro cui il programma deve muoversi..

 

2. La compilazione del programma è effettuata da un gruppo di osservazione e trattamento presieduto dal direttore dell’istituto e composto dal personale e dagli esperti che hanno svolto le attività di osservazione indicate nell’articolo 28.

 

3. Il gruppo tiene riunioni periodiche, nel corso delle quali esamina gli sviluppi del trattamento praticato e i suoi risultati.

 

4. La segreteria tecnica del gruppo è affidata, di regola, all'educatore.

 

Art. 61 -Rapporti con la famiglia e progressione nel trattamento

 

1. La predisposizione dei programmi di intervento per la cura dei rapporti dei detenuti e degli internati con le loro famiglie è concertata fra i rappresentanti delle direzioni degli istituti e dei centri di servizio sociale.

 

2. Particolare attenzione è dedicata ad affrontare la crisi conseguente all'allontanamento del soggetto dal nucleo familiare, a rendere possibile il mantenimento di un valido rapporto con i figli, specie in età minore, e a preparare la famiglia, gli ambienti prossimi di vita e il soggetto stesso al rientro nel contesto sociale. A tal fine, secondo le specifiche indicazioni del gruppo di osservazione, il direttore dell’istituto può:

 

a) concedere colloqui oltre quelli previsti dall’articolo 37;

 

autorizzare la visita da parte delle persone ammesse ai colloqui, con il permesso di trascorrere parte della giornata insieme a loro in appositi locali o all'aperto e di consumare un pasto in compagnia, ferme restando le modalità previste dal secondo comma dell'articolo 18 della legge.

 

Questo articolo presenta due aspetti innovativi, tutti contenuti nel comma 2.

Il primo è quello di prevedere, alla lettera a), un accesso più ampio ai colloqui previsti dall'articolo 35 all'interno di un percorso trattamentale, e in base alla valutazione del gruppo di osservazione, finalizzato alla favorevole evoluzione delle relazioni familiari.

Il secondo è quello di inserire, alla lettera b) del comma 2, l'autorizzazione alla visita dei familiari, prevista come ricompensa dall'art.71 del testo vigente.

Infatti, mentre con la lettera a) si prevede la possibilità di ampliamento dell'accesso ai colloqui come primo passo di un percorso di ricostruzione di relazioni familiari, con la lettera b), si sposta l'istituto della visita dall'ambito premiale della ricompensa (era collocato, come già detto, nell'art.71 del testo vigente) all'ambito specificamente trattamentale, indicando il ruolo rilevante che giuocano le indicazioni del gruppo di osservazione e trattamento, con un interesse spostato dal premiare meritevoli condotte interne all'attivare costruttive dinamiche familiari.

Art. 94 -Assistenza alle famiglie

 

1. Nell'azione di assistenza alle famiglie dei detenuti e degli internati, prevista dall'articolo 45 della legge, particolare cura è rivolta alla situazione di crisi che si verifica nel periodo che segue immediatamente la separazione dal congiunto. In tale situazione, deve essere fornito ai familiari, specialmente di età minore, sostegno morale e consiglio per aiutarli a far fronte al trauma affettivo, senza trascurare i problemi pratici e materiali eventualmente causati dall'allontanamento del congiunto.

 

2. Particolare cura è, altresì, rivolta per aiutare le famiglie dei detenuti e degli internati nel periodo che precede il loro ritorno.

 

Art. 95 -Integrazione degli interventi nell'assistenza alle famiglie e ai dimessi

 

1. Nello svolgimento degli interventi a favore delle famiglie dei detenuti e degli internati e di quelli a favore dei dimessi, il centro di servizio sociale e il consiglio di aiuto sociale mantengono contatti con gli organi locali competenti per l’assistenza e con gli enti pubblici e privati che operano nel settore. Ai detti organi ed enti sono rappresentate le speciali esigenze dell'assistenza penitenziaria e post-penitenziaria e il modo più appropriato per tenerle presenti nei loro programmi.

 

Art. 105 -Intervento del servizio sociale nella libertà vigilata

 

1. Copia dell'atto relativo alla esecuzione della libertà vigilata emanato dal magistrato di sorveglianza, è trasmessa al centro di servizio sociale, che svolge gli interventi previsti dalla legge secondo le modalità precisate dall'articolo118 nei limiti del regime proprio della misura.

 

2. Il centro riferisce periodicamente al magistrato di sorveglianza sui risultati degli interventi effettuati.

 

Art. 109 -Pareri sulla domanda o proposta di grazia

 

1. Il magistrato di sorveglianza nella cui giurisdizione si trova il condannato esprime il proprio motivato parere sulla domanda o proposta di grazia entro il più breve tempo possibile, dopo aver assunto gli opportuni elementi presso la direzione dell'istituto o del centro di servizio sociale.

 

Art. 111 -Ospedali psichiatrici giudiziari, case di cura e custodia, istituti e sezioni speciali per infermi e minorati fisici e psichici

 

1.Alla direzione degli ospedali psichiatrici giudiziari, salvo quanto disposto dall’articolo 113, nonché delle case di cura e custodia e degli istituti o sezioni speciali per soggetti affetti da infermità o minorazioni fisiche o psichiche è preposto personale del ruolo tecnico-sanitario degli istituti di prevenzione e di pena, ed è assegnato, in particolare, il personale infermieristico necessario con riferimento alla funzione di cura e di riabilitazione degli stessi.

 

Al comma 1, si sottolinea la necessità che, negli ospedali psichiatrici giudiziari, sia assegnato ed operi personale infermieristico. Questo, in riferimento alla natura ospedaliera che è propria di tali istituti e alla conseguente funzione di cura che gli stessi debbono espletare.

 

2. Gli operatori professionali e volontari che svolgono la loro attività nelle case di cura e custodia, negli ospedali psichiatrici giudiziari e negli istituti o nelle sezioni per infermi e minorati psichici sono selezionati e qualificati con particolare riferimento alle peculiari esigenze di trattamento dei soggetti ivi ospitati.

 

3. Agli ospedali psichiatrici giudiziari sono assegnati, oltre a coloro nei cui confronti è applicata, in via definitiva o provvisoria, la misura di sicurezza prevista dal n. 3) del secondo comma dell'articolo 215 del codice penale, anche gli imputati, i condannati e gli internati che vengono a trovarsi, rispettivamente, nelle condizioni previste dagli articoli 148, 206 e 212, secondo comma, del codice penale.

4. Alle case di cura e custodia sono assegnati, oltre a coloro nei cui confronti è applicata, in via definitiva o provvisoria, la misura di sicurezza prevista dal n. 2) del secondo comma dell'articolo 215 del codice penale, anche gli imputati e gli internati che vengono a trovarsi, rispettivamente, nelle condizioni previste dagli articoli 148, 206 e 212, secondo comma, del codice penale.

 

5. Gli imputati e i condannati, ai quali nel corso della misura detentiva sopravviene una infermità psichica che non comporti, rispettivamente, l'applicazione provvisoria della misura di sicurezza o l'ordine di ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario o in casa di cura e custodia, sono assegnati a un istituto o sezione speciale per infermi e minorati psichici.

 

6. La direzione dell'ospedale psichiatrico giudiziario o della casa di cura e custodia informa mensilmente le autorità giudiziarie competenti sulle condizioni psichiche dei soggetti ricoverati ai sensi degli articoli 148, 206 e 212, secondo comma, del codice penale.

 

7. I soggetti condannati a pena diminuita per vizio parziale di mente per l'esecuzione della pena possono essere assegnati agli istituti o sezioni per soggetti affetti da infermità o minorazioni psichiche quando le loro condizioni siano incompatibili con la permanenza negli istituti ordinari. Gli stessi, quando le situazioni patologiche risultino superate o migliorate in modo significativo, sono nuovamente assegnati agli istituti ordinari, previo eventuale periodo di prova nei medesimi.

 

Al comma 7, con una applicazione dell'art.65 della legge che integra le indicazioni dei due commi, si privilegia la esecuzione della pena negli istituti ordinari anche per coloro che siano condannati a pena diminuita per vizio parziale di mente, come d'altronde largamente avviene nella prassi operativa degli istituti. Si ritiene che, negli istituti ordinari, che devono essere dotati di servizio psichiatrico, i problemi di salute mentale possano essere, in linea di massima, affrontati senza quelle ricadute negative che l'inserimento in una struttura psichiatrica può presentare. In sostanza l'inserimento in tali strutture equivale alla loro istituzionalizzazione, che i nuovi criteri di assistenza psichiatrica tendono ad escludere in quanto possibile. L'assegnazione e il mantenimento di tali soggetti in istituti o sezioni per soggetti affetti da infermità o minorazioni psichiche è, pertanto, condizionato alla circostanza che le loro condizioni si manifestino incompatibili con la permanenza negli istituti ordinari.

 

Art. 112 -Accertamento delle infermità psichiche

 

1. L'accertamento delle condizioni psichiche degli imputati, dei condannati e degli internati, ai fini dell'adozione dei provvedimenti previsti dagli articoli 148, 206, 212, secondo comma, del codice penale, dagli articoli 70, 71 e 72 del codice di procedura penale e dal comma 4 dell’articolo 111 del presente regolamento, è disposto, su segnalazione della direzione dell'istituto o di propria iniziativa, nei confronti degli imputati, dall'autorità giudiziaria che procede, e, nei confronti dei condannati e degli internati, dal magistrato di sorveglianza. L'accertamento è espletato nel medesimo istituto in cui il soggetto si trova o, in caso di insufficienza di quel servizio diagnostico, in altro istituto della medesima categoria.

 

2. L'autorità giudiziaria che procede o il magistrato di sorveglianza possono, per particolari motivi, disporre che l'accertamento sia svolto presso un ospedale psichiatrico giudiziario, una casa di cura e custodia o in un istituto o sezione per infermi o minorati psichici, ovvero presso un ospedale psichiatrico civile. Il soggetto non può comunque permanere in osservazione per un periodo superiore a trenta giorni.

 

3. All'esito dell'accertamento, l'autorità giudiziaria che procede o il magistrato di sorveglianza, ove non adotti uno dei provvedimenti previsti dagli articoli 148, 206, 212, secondo comma, del codice penale o dagli articoli 70, 71, e 72 del codice di procedura penale e dal comma 4 dell’articolo 111 del presente regolamento, dispone il rientro nell'istituto di provenienza.

 

Art. 113 -Convenzioni con i servizi psichiatrici pubblici

 

1. Nel rispetto della normativa vigente l'Amministrazione penitenziaria, al fine di agevolare la cura delle infermità ed il reinserimento sociale dei soggetti internati negli ospedali psichiatrici giudiziari, organizza le strutture di accoglienza tenendo conto delle più avanzate acquisizioni terapeutiche anche attraverso protocolli di trattamento psichiatrico convenuti con altri servizi psichiatrici territoriali pubblici.

 

Art. 114 -Coordinamento delle attività di ricerca dei centri di osservazione

 

1. L'attività di ricerca scientifica, svolta dai centri di osservazione, è diretta all'analisi e alla valutazione dei metodi di osservazione e di trattamento ed è coordinata dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.

 

Art. 118 -Centro di servizio sociale

 

1. Ai centri di servizio sociale per adulti, e relative sedi distaccate, è assegnato il personale determinato con apposite tabelle organiche, relative a tutte le aree di attività.

 

2. Presso detti centri sono organizzate le aree di servizio sociale, di segreteria ed amministrativo-contabile.

 

3. Nell'area di servizio sociale possono essere inseriti esperti secondo quanto previsto dall’articolo 80 della legge, che forniscono, ove occorra, consulenza e collaborazione, sotto il coordinamento del direttore del centro o del responsabile dell'area.

 

4. Il centro di servizio sociale è ubicato in locali distinti dagli istituti e dagli uffici giudiziari.

 

5. Il direttore del centro assegna al personale il compimento delle attività, mediante una ripartizione del lavoro relativamente alle aree di appartenenza; impartisce istruzioni e disposizioni per l'espletamento dei compiti affidati e ne cura il coordinamento. Il direttore organizza periodiche riunioni con il personale di servizio sociale su problematiche o tematiche emergenti, ed espleta il controllo tecnico; assicura lo svolgimento delle attività dirette alla supervisione professionale del personale.

 

6. Nell'attuare gli interventi di osservazione e di trattamento in ambiente esterno per l'applicazione e l'esecuzione delle misure alternative, delle sanzioni sostitutive e delle misure di sicurezza, nonché degli interventi per l'osservazione e il trattamento dei soggetti ristretti negli istituti, il centro di servizio sociale coordina le attività di competenza nell'ambito dell'esecuzione penale con quella delle istituzioni e dei servizi sociali che operano sul territorio.

 

7. Le intese operative con i servizi degli enti locali sono definite in una visione globale delle dinamiche sociali che investono la vicenda personale e familiare dei soggetti e in una prospettiva integrata d'intervento. Tale coordinamento viene promosso e attuato osservando gli indirizzi generali dettati in materia dall’Amministrazione penitenziaria.

 

8. In particolare, gli interventi del servizio sociale per adulti, nel corso del trattamento in ambiente esterno, sono diretti ad aiutare i soggetti che ne beneficiano ad adempiere responsabilmente gli impegni che derivano dalla misura cui sono sottoposti. Tali interventi, articolati in un processo unitario e personalizzato, sono prioritariamente caratterizzati:

 

a) dall'offerta al soggetto di sperimentare un rapporto con l'autorità basato sulla fiducia nella capacità della persona di recuperare il controllo del proprio comportamento senza interventi di carattere repressivo;

 

b) da un aiuto che porti il soggetto ad utilizzare meglio le risorse nella realtà familiare e sociale;

 

c) da un controllo, ove previsto dalla misura in esecuzione, sul comportamento del soggetto che costituisca al tempo stesso un aiuto rivolto ad assicurare il rispetto degli obblighi e delle prescrizioni dettate dalla magistratura di sorveglianza;

 

d) da una sollecitazione a una valutazione critica adeguata, da parte della persona, degli atteggiamenti che sono stati alla base della condotta penalmente sanzionata, nella prospettiva di un reinserimento sociale compiuto e duraturo.

 

BIBLIOGRAFIA

 

Ministero della Giustizia, Decreto Presidente Repubblica 30 giugno 2000 n.230: Regolamento ordinamento penitenziario,

http://www.giustizia.it/cassazione/leggi2000/dpr230_00.html

 

Ministero della Giustizia, Relazione al regolamento recante norme sull’ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà (approvato dal Consiglio dei Ministri del 16.6.2000),

http://www.giustizia.it/guidagiustizia/rel_ordpen.htm


studio legale associato gulotta varischi pino
fondazione gulotta
Avv. Prof. Guglielmo Gulotta