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Organo Ufficiale della Fondazione Guglielmo Gulotta di Psicologia Interpersonale Investigativa Criminale e Forense.


 

Archivio > Anno XVI n.2 > Processi

Giurisprudenza di legittimità

 Corte di Cassazione, sez. Lavoro, 15 maggio 2015, n. 10037

Mobbing – parametri tassativi – consulente d’ufficio – chiarimenti

I giudici della Corte di Cassazione hanno respinto il ricorso presentato da un Comune contro il risarcimento richiesto da una dipendente per aver patito una condotta mobbizzante. La Suprema Corte si è espressa richiamando i 7 parametri tassativi di riconoscimento del mobbing individuati nel modello di Harald Ege (2002): ambiente, durata, frequenza, tipo di azioni ostili, dislivello tra gli antagonisti, andamento secondo fasi successive, intento persecutorio. La pronuncia precisa che tali parametri devono essere contestualmente compresenti affinchè la vittima possa, come in questo caso, dimostrare di aver subito un danneggiamento sul posto di lavoro.

La fattispecie riguarda un caso di mobbing orizzontale, in cui la condotta lesiva è stata posta in essere da parte di un altro dipendente in posizione di supremazia gerarchica rispetto alla vittima. Secondo i giudici, tale circostanza non esclude tuttavia la responsabilità del datore di lavoro “su cui incombono gli obblighi di cui all’art. 2049 c.c., ove questo sia rimasto colpevolmente inerte alla rimozione del fatto lesivo”.

Tale pronuncia di legittimità risulta importante anche perché specifica la discrezionalità del giudice di merito di chiamare a chiarimenti il CTU a fronte delle note del CTP: in particolare, si precisa che il giudice ha la facoltà di “accogliere o rigettare l’istanza di riconvocazione del consulente d’ufficio per chiarimenti o per un supplemento di consulenza, senza che l’eventuale provvedimento negativo possa essere censurato in sede di legittimità deducendo la carenza di motivazione espressa al riguardo, quando dal complesso delle ragioni svolte in sentenza (…) risulti l’irrilevanza o la superfluità dell’indagine richiesta”.

 

Corte di Cassazione Civile, sez. I, 14 maggio 2012 , n. 7452

Consulenza tecnica – psicologi – psichiatri

Nel giudizio di separazione, la ex coniuge presenta ricorso, denunciando vizio di motivazione, lamentando che la Corte d’Appello si è basata su una consulenza tecnica d’ufficio effettuata da una psicologa e non da un medico psichiatra. I giudici di legittimità rispondono sul punto affermando che “nessuna norma impone di affidare a medici piuttosto che a psicologi le consulenze tecniche riguardanti disturbi psicologi” e ribadisce che rientra tra i compiti del giudice di merito verificare la qualificazione dell’esperto chiamato a rendere la consulenza.

 

Corte di Cassazione Civile, sez. I, 1 luglio 2015, n. 13506

Divorzio – provvedimenti figli – psicoterapia – sostegno alla genitorialità – diritto alla libertà personale

In un giudizio di separazione, in presenza di un figlio minore, la Corte di Appello ha disposto una CTU al termine della quale il consulente ha depositato una relazione con la quale rilevava l’esito negativo del percorso di mediazione e indicava la necessità di un percorso di sostegno e cura per entrambi i genitori. A seguito del ricorso, i giudici di legittimità specificano che “la prescrizione ai genitori di sottoporsi ad un percorso psicoterapeutico individuale e a un percorso di sostegno alla genitorialità da seguire insieme è lesiva del diritto alla libertà personale costituzionalmente garantito e alla disposizione che vieta l’imposizione, se non nei casi previsti dalla legge, ai trattamenti sanitari. Tale prescrizione, pur volendo ritenere che non imponga un vero obbligo a carico delle parti, comunque le condizioni ad effettuare un percorso psicoterapeutico individuale e di coppia configgendo così con l’art. 32 Cost. Inoltre non tiene conto del penetrante intervento, affidato dallo stesso giudice di merito, al Servizio Sociale che si giustifica in quanto strettamente collegato all’osservazione del minore e al sostegno dei genitori nel concreto esercizio della responsabilità genitoriale. Laddove la prescrizione di un percorso psicoterapeutico individuale e di sostegno alla genitorialità da seguire in coppia esula dai poteri del giudice investito dalla controversia sull’affidamento de minori anche se viene disposta con la finalità del superamento di una condizione, rilevata dal CTU, di immaturità della coppia genitoriale che impedisce un reciproco rispetto dei rispettivi ruoli. Mentre infatti la previsione del mandato conferito al Servizio sociale resta collegata alla possibilità di adottare e modificare i provvedimenti che concernono il minore, la prescrizione di un percorso terapeutico ai genitori è connotata da una finalità estranea al giudizio quale quella di realizzare una maturazione personale dei genitori che non può che rimanere affidata al loro diritto di auto-determinazione”; pertanto la Corte decide di revocare la prescrizione ai genitori di sottoporsi a un percorso psico-terapeutico individuale e a un percorso di sostegno alla genitorialità da seguire insieme.

 


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