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Organo Ufficiale della Fondazione Guglielmo Gulotta di Psicologia Interpersonale Investigativa Criminale e Forense.


 

Archivio > Anno XXI n.1 > Processi

Giurisprudenza di merito

- Tribunale di Brescia, III sez. civile, sentenza n. 815/2019

Separazione - Sindrome di Alienazione parentale- idoneità genitoriale-tutela del minore

Il Tribunale di Brescia, a seguito della valutazione del CTU che rilevava la presenza di una Sindrome da Alienazione Genitoriale PAS, ha riconosciuto, nonostante le controversie scientifiche su tale classificazione, nel comportamento della madre gli otto sintomi della PAS) arrivando per questo a ritenere che la madre non fosse in grado di assolvere adeguatamente alle proprie funzioni genitoriali e che l’affidamento condiviso non potesse essere garantito. «Tra i requisiti di idoneità genitoriale rileva anche la capacità di preservare la continuità delle relazioni parentali con l’altro genitore, a tutela del diritto del figlio alla bigenitorialità e alla crescita equilibrata e serena» (Cass. Civ., Sez. I, 8.4.2016, n. 6919).  Ciò ha indotto il Tribunale a formulare un giudizio di inadeguatezza genitoriale della madre, incompatibile con l’affidamento condiviso e a decidere dunque di affidare la minore (di anni 11) in via esclusiva al padre, stabilendo chela bambina dovrà passare alcune ore con il padre senza educatori, senza la madre, e se sarà opportuno con un parente del padre. In caso contrario, sarà necessario cambiare il collocamento della minore: dal padre, o un collocamento etero famigliare” (come suggerito dal ctu).

 Giurisprudenza di legittimità

- Cassazione Civile, III sez., sentenza n.31886/2019

Ruolo del CTU – Metodo d’indagine del CTU – Analisi degli elementi processuali

La Suprema Corte di Cassazione afferma che il CTU “non può indagare d’ufficio su fatti mai ritualmente allegati dalle parti, non può acquisire di sua iniziativa la prova dei fatti costituitivi della domanda o dell’eccezione, né acquisire dalle parti o da terzi documenti che forniscano quella prova; a tale principio può derogarsi soltanto quando la prova del fatto costituivo della domanda o dell’eccezione non possa oggettivamente essere fornita coi mezzi di prova tradizionali».  Il CTU può acquisire da terzi solo la prova di fatti tecnici accessori e secondari, «oppure elementi di riscontro della veridicità delle prove già prodotte dalle parti». Tali principi affermati dal Collegio non sono derogabili per ordine del giudice e neanche per acquiescenza delle parti ed inoltre «la nullità della consulenza, derivante dall’avere il CTU violato il principio dispositivo o le regole sulle acquisizioni documentali, non è sanata dall’acquiescenza delle parti ed è rilevabile d’ufficio».

- Cassazione Civile, III sez., sentenza n. 32124/2019.

Il consenso informato – il trattamento sanitario – obblighi della struttura sanitaria

Ribadisce la Cassazione che il consenso informato attiene al diritto fondamentale della persona all’espressione della consapevole adesione al trattamento sanitario proposto dal medico (cfr. Corte Cost., 23/12/2008, n. 438 ), e quindi alla libera e consapevole autodeterminazione del paziente (v. Cass., 6/6/2014, n. 12830).  La Corte ha avuto modo di precisare che “il consenso informato va acquisito anche qualora la probabilità di verificazione dell’evento sia così scarsa da essere prossima al fortuito o, al contrario, sia così alta da renderne certo il suo accadimento, poiché la valutazione dei rischi appartiene al solo titolare del diritto esposto e il professionista o la struttura sanitaria non possono omettere di fornirgli tutte le dovute informazioni (v. Cass., 19/9/2014, n. 19731 ). Ai sensi dell’art. 32, 2 °co., Cost. (in base al quale nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge), dell’art. 13 Cost. (che garantisce l’inviolabilità della libertà personale con riferimento anche alla libertà di salvaguardia della propria salute e della propria integrità fisica) e dell’art. 33 L. n. 833 del 1978 (che esclude la possibilità di accertamenti e di trattamenti sanitari contro la volontà del paziente, se questo è in grado di prestarlo e non ricorrono i presupposti dello stato di necessità ex art. 54 c.p. ), la struttura sanitaria o il singolo sanitario riferiscono tali informazioni al paziente il quale deciderà in piena autonomia se accogliere o meno il trattamento ipotizzato.

- Cassazione Penale, sez. III, sentenza n. 1829/ 2019.

Abuso sessuale di minore – abuso intra familiare – ascolto del minore

Con la sentenza della Corte di appello di Venezia del 21 febbraio 2018, in riforma della decisione del Tribunale di Verona del 26 settembre 2012 (assoluzione perché il fatto non sussiste in primo grado), circa l’accusa di secondo grado di aver abusato sessualmente della figlia minore, l’imputato ha proposto ricorso.

Secondo la Cassazione la Corte di Appello ha riformato la sentenza di assoluzione di primo grado, sentendo solo la parte offesa, ma senza risentire i consulenti e le altre testimonianze che erano state ritenute prove decisive dal giudice di primo grado per la valutazione di inattendibilità della ragazza (da cui è derivata l’assoluzione dell’imputato). La Suprema Corte ritiene che le dichiarazioni dei consulenti devono essere considerate prove da rinnovare per la condanna dopo una precedente assoluzione in primo grado (Sez. U, n. 14426 del 28/01/2019 – dep. 02/04/2019, Pavan Devis, Rv. 27511203). In questo caso tutte le prove dichiarative avrebbero dovute essere rinnovate da parte della Corte di Appello, facendo così risultare il ricorso fondato.


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