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Organo Ufficiale della Fondazione Guglielmo Gulotta di Psicologia Interpersonale Investigativa Criminale e Forense.


 

Archivio > Anno I n.2-3 > Processi
CASSAZIONE, sez. I, 27 giugno 2000, n. 5975

ART. 660 C.P.

Telefonate "mute" alla ex moglie

Molestia e disturbo alle persone

Buoni rapporti con la moglie

Sussiste

 

 

 

 

L’ ex marito che fa telefonate mute alla moglie dalla quale è separato commette reato, specialmente se il fatto avviene durante le ore notturne e tanto più se la donna vive sola o con figli piccoli in quanto tale condotta genera ingiustificato timore.

Ai fini della integrazione del reato a nulla rileva che tali telefonate facevano parte dei buoni rapporti che l’ex marito aveva con la ex moglie e che tutti gli altri aspetti relativi alla separazione si erano verificati più che civilmente.

 

Massima pubblicata su http://www.cittadinolex.kataweb.it

 

CORTE D’APPELLO DI MILANO, 21 MAGGIO 2000, PRES. PESCE – EST. TOGNONI

ART. 98 C.P.

Imputabilità del minore di quattordici anni

Insussistenza del difetto di maturità

Presupposti

 

 

 

 

Il giudizio sulla capacità di intendere e di volere in relazione all’imputabilità di un minore deve tener conto, oltre che dell’età, della tipologia dei fatti costituenti reato e delle modalità di commissione dei medesimi.

La presenza nelle vicende esistenziali del minore, di elementi di difficoltà anche seri, di per sè non esclude il conseguimento di maturità intellettiva e capacità di autodeterminazione adeguate.

La valutazione di tali elementi va rapportata al disvalore etico-sociale della condotta posta in essere, alle capacità organizzative evidenziate nell’attuazione della medesima ed anche al comportamento tenuto dal minore nel corso dell’udienza.

 

Il testo integrale è pubblicato su Famiglia e Diritto 2/2000, pag. 145 e ss.

 

CASSAZIONE, sez. VI, 9 marzo 2000, n. 2925 – Pres. Trojano – rel. Milo

Art. 388 c.p., art. 155 c.c.

 

Affidamento dei minori

Rifiuto di un coniuge all’esercizio del diritto di visita dell’altro coniuge

Mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice

Influenza sull’educazione del minore

Sussiste

 

 

 

In caso di coniugi separati (o divorziati), integra il delitto previsto all’art. 388, comma 2 cp (mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice concernente l’affidamento dei minori) sia il rifiuto di fatto opposto dal genitore affidatario all’altro genitore di esercitare il diritto di visita dei figli, sia la condotta tenuta dall’affidatario allorchè, venendo meno ad un suo dovere, esercita un’influenza negativa sulla psicologia dei minori a lui affidati, così da non sensibilizzarli ed educarli al rapporto con l’altro genitore.

 

Il testo integrale è pubblicato su Guida al Diritto 12, 1 aprile 2000, pag. 94 e ss.

 

CASSAZIONE, SEZ. VI, 1 marzo 2000, n.2637 – PRES. DI NOTO – REL. DI VIRGINIO

ART. 192 C.P.P.

Confessione

Valutazione della prova

Attendibilità estrinseca

Sufficienza

 

 

 

 

La confessione, sotto il profilo probatorio, deve essere valutata esclusivamente con riferimento alla "attendibilità intrinseca"; non sono pertanto necessari altri elementi esterni che confermino le dichiarazioni accusatorie.

 

La massima è pubblicata su Guida al Diritto 15, 29 aprile 2000, pag. 15

 

CASSAZIONE, SEZIONE III, 21 FEBBRAIO 2000, n. 1913 - PRES. PAPADIA - REL. TERESI

Artt. 3, 25, comma 2, 27, comma 3 Cost.; art. 609-bis c.p.

Violenza sessuale

Atti sessuali

Nozione

Asserita indeterminatezza

Questione di legittimità costituzionale manifestamente infondata

 

 

 

Il concetti di "atti sessuali" cui fa riferimento l’art. 609 bis cp è la somma dei concetti previgenti di congiunzione carnale e di atti di libidine violenti previsti dagli abrogati 519 e 521 cp. Poichè il reato di violenza sessuale rientra tra quelli contro la libertà personale, e non più tra quelli contro la moralità pubblica, la nozione di atti sessuali penalmente significativi deve essere valutata alla stregua del rispetto dovuto alla persona umana e dell’attitudine a offendere la libertà di determinazione nella sfera sessuale: in tale nozione rientra il coito di qualunque natura e qualsiasi altro atto diretto ed idoneo a compromettere la libertà della persona attraverso l’eccitazione od il soddisfacimento dell’istinto sessuale dell’agente.

Tale reato, perrtanto, è legato alla contestuale presenza di un requisito oggettivo (compromissione della libertà di autodeterminazione del soggetto passivo nella sua sfera sessuale) e di un requisito soggettivo (il fine di concupiscenza ravvisabile anche nell’ipotesi in cui l’agente non ottiene il soddisfacimento sessuale).

E’ pertanto infondata la questione dilegittimità costituzionale relativa all’asserita indeterminatezza della nozione di "atti sessuali".

 

 

La massima è pubblicata su Guida al Diritto 12, 1 aprile 2000, pag.102

 

CASSAZIONE, SEZIONE I, 4 FEBBRAIO 2000, n. 1387 – PRES. TERESI – REL- ROSSI

Art. 578 c.p.

Infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale

Presupposti

Lo stato di cui all’art. 578 c.p. non è un fatto contingente al momento culminante della gravidanza, ma deve essere una "condizione di vita" che si sostanzia nell’isolamento materiale e morale della donna dal contesto familiare e sociale; tale contesto deve essere produttivo di un profondo turbamento spirituale che sfocia in una vera e propria alterazione della coscienza della partoriente la quale, pur immune da processi morbosi mentali, è così coinvolta psichicamente da smarrire almeno in parte il lume della ragione.

 

 

 

La massima è pubblicata su Guida al Diritto 9, 11 marzo 2000, pag.111

 

CASSAZIONE, SEZ. III, 9 FEBBRAIO 2000, N. 1444 – PRES. GIULIANO – REL. PREDEN

PM (conf.) CINQUE – RIC. BIANCIFIORI – CONTRORIC E RIC. INC. MEDIOLANUM ASSICURAZIONI Spa

ARTT. 115 E 116 C.P.C.

Valutazione delle prove

Esame analitico di tutte le risultanze processuali

Obbligo per il giudice

Esclusione

è devoluta al giudice del merito l’individuazione delle fonti del proprio convincimento e, pertanto, la valutazione delle prove, il controllo delle loro attendibilità e concludenza, la scelta, tra le risultanze istruttorie, di quelle ritenute idonee ad acclarare i fatti della controversia, privilegiando in via logica taluni mezzi di prova e disattendendone altri, in ragione del loro diverso spessore probatorio. In materia, l’unico limite che incontra il giudice è dato dalla necessità di un’adeguata e congrua motivazione del criterio adottato. Ne segue, pertanto, che ai fini di una corretta decisione il giudice non è tenuto a valutare analiticamente tutte le risultanze processuali, nè a confutare singolarmente le argomentazioni prospettate dalle parti, essendo sufficiente che egli, dopo averle valutate nel loro complesso, indichi gli elementi sui quali intende fondare il suo convincimento e l’iter seguito nella valutazione degli stessi e per le proprie conclusioni, implicitamente disattendendo quelli logicamente incompatibili con la decisione adottata.

 

Massima pubblicata in Guida al diritto, Il Sole 24 ore, n. 21, 2000, p. 54

  

CASSAZIONE, SEZ. LAVORO, 18 APRILE 2000, N. 5049 – PRES. LANNI – REL. LA TERZA

PM (conf.) MARTONE – RIC. DI BARTOLO – RES. SODIP Spa

ARTT. 2087 E 2119 C.C.; LEGGE 300/1970, ART. 7

Licenziamento

Disciplinare

Del lavoratore autore di molestie sessuali sul luogo di lavoro

Legittimità

Mancata previsione del codice disciplinare

Irrilevanza

Le molestie sessuali sul luogo di lavoro, incidendo sulla salute e sulla professionalità di chi ne è vittima, impongono l’obbligo di tutela a carico del datore di lavoro, ai sensi dell’articolo 2087 del Cc; ne deriva che, ai fini della legittimità del licenziamento dell’autore delle molestie, è irrilevante la mancata previsione dell’ipotesi nel codice disciplinare.

 

Massima pubblicata in Guida al diritto, Il Sole 24 ore, n. 19, 2000, p. 52

  

CASSAZIONE, SEZ I, 9 NOVEMBRE 1999 – 21 MARZO 2000, N. 3323 – PRES. ROCCHI

REL. SPAGNA MUSSO – PM (Conf.) SCHIRO’ – RIC. POZZI – INTIMATA TIRABOSCHI

LEGGE 1 DICEMBRE 1970 N. 898, ART. 3

Famiglia

Divorzio

Cause

Pregressa separazione

Continuazione della convivenza

Corresponsione di somme da un coniuge all’altro

Riconciliazione

Esclusione

Non è ostativa alla pronuncia di divorzio, la circostanza che, dopo la sentenza di separazione, i coniugi abbiano continuato a vivere insieme nella stessa casa, anche se in camere da letto separate, e che il marito abbia erogato con continuità somme di denaro alla moglie, ove non si dimostri la volontà delle parti di volere ripristinare il consortium vitae posto a base del matrimonio.

 

Testo integrale pubblicato in Guida al diritto, Il Sole 24 ore, n. 13, 2000, pp. 58 ss.

 

CASSAZIONE, SEZ I, 15 NOVEMBRE 1999 – 7 APRILE 2000, N. 3323 – PRES. ROCCHI

REL. MORELLI – PM (Conf.) MACCARONE

LEGGE 27 MAGGIO 1929 N. 847, ART. 17

LEGGE 25 MARZO 1985 N. 121, PROTOCOLLO ADDIZIONALE, ART. 4

Famiglia

Matrimonio

Concordatario

Nullità per incapacità psichica assumendi onera matrimonii

Fattispecie

Matrimonio contratto da omosessuale

Contrarietà all’ordine pubblico

Esclusione

Deliberazione

Ammissibilità

 

Non trova impedimento nei principi fondamentali dell’ordinamento italiano la deliberazione della sentenza del tribunale ecclesiastico che abbia dichiarato la nullità del matrimonio concordato per incapacità psichica assumendi onera matrimonii di uno dei nubendi (nella specie, tenuta presente la personalità psicopatica, con tratti di ipersessualità pervertita di costui), atteso che tale nullità, discendendo da una grave inettitudine del soggetto a intendere i doveri del matrimonio, in relazione al memento della manifestazione del consenso, non si discosta sostanzialmente dalle ipotesi di validità contemplate dagli articoli 120 e 122 del Cc, in caso di incapacità e di errore essenziale riguardante l’esistenza di una malattia psichica, di un’anomalia o deviazione sessuale che, se conosciuta dall’altro coniuge lo avrebbe dissuaso dal prestare il suo consenso al matrimonio.

 

Testo integrale pubblicato su http://www.cittadinolex.it

  

CASSAZIONE, SEZ LAVORO,4 MARZO 2000, N. 2455 – PRES. TREZZA – REL. CAPITANIO

PM (Conf.) FEDELI – RIC. GAROFALO – RES. AMET

ARTT. 1226, 2043, 2087 e 2109 C.C.

Riposi settimanali

Lavoro prestato oltre il sesto giorno consecutivo

Maggiore gravosità

Diritto a una maggiore retribuzione

Prova del danno

Necessità

Esclusione

Richiesta dell’ulteriore danno biologico

Prova specifica

Necessità

 

In relazione al lavoro prestato oltre il sesto giorno consecutivo, va tenuto distinto il danno da usura psico-fisica, conseguente alla mancata fruizione del riposo dopo sei giorni di lavoro, dall’ulteriore danno alla salute o danno biologico, che si concretizza, invece, in un’infermità del lavoratore determinata dall’attività lavorativa usurante svolta in conseguenza di una continua attività lavorativa non seguita dai riposi settimanali. Nella prima ipotesi, il danno sull’an deve ritenersi presunto e il risarcimento può essere determinato spontaneamente, in via transattiva, dal datore di lavoro con il consenso del lavoratore, mediante ricorso a maggiorazioni o a compensi previsti dal contratto collettivo o individuale per altre voci retributive; nella seconda ipotesi, invece, il danno alla salute, o biologico, concretizzandosi in un’infermità del lavoratore, non può essere ritenuto presuntivamente sussistente, ma deve essere dimostrato nella sua sussistenza e nel suo nesso eziologico, a prescindere dalla presunzione di colpa insita nella responsabilità nascente dall’illecito contrattuale.

 

Massima pubblicata in Guida al diritto, Il Sole 24 ore, n. 20, 2000, p. 53


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