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Organo Ufficiale della Fondazione Guglielmo Gulotta di Psicologia Interpersonale Investigativa Criminale e Forense.

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Il 14 agosto u.s. è entrata in vigore la legge n. 113 Disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell’esercizio delle loro funzioni. Tra le varie novità introdotte, si segnala l'estensione del trattamento sanzionatorio previsto dall'art. 583-quater c.p. ai casi di lesioni personali volontarie gravi o gravissime in danno di esercente una professione sanitaria o socio-sanitaria o del personale ausiliario che presti assistenza.

I diritti della persona nel panorama neuroscientifico di Monica Caponi Beltramo

Diamo conto in questa sede di un argomento che si sta affacciando sulla scena scientifico-social-professionale di grande interesse, quello dei neurodiritti. Brevemente, di seguito si riassumono i punti salienti di due convegni in merito, tenuti rispettivamente dalla Columbia University, (IBM Symposium. Brain Computer Interfaces: Innovation, Secutiry and Society, 19 novembre 2020) e dal Garante della Privacy, in occasione della Giornata internazionale per la Privacy (Neurodiritti: La persona al tempo delle neuroscienze, 28 gennaio u.s).

Negli ultimi tempi, infatti, stiamo andando incontro a una nuova rivoluzione, paragonabile a quella che fu negli anni ’80 l’invenzione del personal computer: strumenti di innovazione neuroscientifica si stanno ampiamente sviluppando, portando con sé luci e ombre dal punto di vista delle implicazioni personali. Da un punto di vista scientifico, infatti, l’introduzione di dispositivi, chimici o elettronici, che favoriscono il potenziamento neurale, ha una finalità terapeutica eccezionale, nella misura in cui si indirizza verso la cura di disturbi neurologici e neuropsichiatrici, tra le maggiori patologie invalidanti a livello globale. Parallelamente, tuttavia, si va incontro a quello che Marcello Ienca definisce un processo di nudità del cervello, poiché di fatto, il progresso scientifico e il perfezionamento degli strumenti a disposizione, che permettono l’analisi e l’elaborazione del dato neurale al pari di quello digitale, rendono la mente umana in qualche modo fruibile all’osservazione esterna e, dunque, più vulnerabile.

Il rischio, pertanto, è di ridurre l’uomo alla sola lettura cerebrale che può essere ricavata con gli strumenti neurotecnologici, tralasciando le dimensioni della consapevolezza, dell’identità e dell’autodeterminazione che da sempre hanno contraddistinto l’essere umano. Così facendo, preziosi strumenti scientifici potrebbero nel concreto rendere il soggetto un mero caso da classificare, normalizzare o escludere, e non più una persona. Il pericolo di un avanzare riduzionistico privo di limitazioni, porta a domandarsi cosa rimanga, quindi, della persona e delle sue libertà: peraltro, dal punto di vista giuridico negli ultimi anni, si sta osservando l’incrementarsi di sentenze di assoluzione o mitigazioni della pena per mezzo di prove neuroscientifiche, indice del fatto che questi nuovi strumenti comprendono indistintamente tutte le componenti della società civile.

Per tale motivo, con l’accrescersi dell’interesse internazionale verso i progressi in ambito scientifico, è emersa l’esigenza di stabilire delle linee guida generali, etiche e legali, nel rispetto dei trattati internazionali relativi ai diritti umani. Tuttavia, come sottolinea Pietro Pierlingeri, l’approccio al delinearsi dei neurodiritti deve avere un carattere interdisciplinare, esigendo da un lato la conoscenza scientifica, ma dall’altro anche quella umanistica del diritto, della filosofia e dell’etica (c.d. neuroetica). Una volta individuati, tali principi devono essere volti in primis alla tutela della privacy mentale e dell’autonomia individuale, sia garantendo una equità di accesso alle neurotecnologie che attraverso la trasparenza nel lavoro e nell’utilizzo dei dati neurali. L’obiettivo degli studiosi in merito, infatti, è l’inserimento dei neurodiritti nella Carta per i Diritti Umani, declinando quelli già presenti attraverso punti di unione e condivisione universale.

 

In conclusione, i neurodiritti rappresentano l’argine alla deriva di un utilizzo scorretto dei dati neurali, richiedendo, pertanto, un chiaro e delineato statuto giuridico ed etico, in modo da poter coniugare i benefici del progresso scientifico con il concetto di dignità umana. Citando il Presidente del Garante della Privacy Pasquale Stanzione: “Siamo di fronte a una nuova antropologia che esige una più profonda ed effettiva difesa della dignità, dal rischio di un riduzionismo non semplicemente biologico ma neurologico.”.


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