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Organo Ufficiale della Fondazione Guglielmo Gulotta di Psicologia Interpersonale Investigativa Criminale e Forense.

Processi

 Giurisprudenza di legittimità

 

-       Cassazione Civile, I sez., sentenza n.28723/2020

 

Alienazione parentale – bigenitorialità

La Suprema Corte accoglie il ricorso presentato da un padre che chiedeva la decadenza della responsabilità genitoriale della madre, a causa dei comportamenti alienanti di quest’ultima nei confronti della figura paterna. La Suprema Corte ritiene infatti che nella valutazione di secondo grado sia stato omesso l’esame di tali condotte oppositive, nonostante la giurisprudenza richieda – specialmente se in una possibile situazione di alienazione parentale – l’accertamento di eventuali comportamenti di un genitore volti all’allontanamento del figlio dall’altro genitore. Inoltre, il collegio giudicante individua un ulteriore vizio nella sentenza per quanto concerne la violazione del diritto alla bigenitorialità del minore: la Corte di Appello si pronuncia esclusivamente rispetto all’incapacità del padre di relazionarsi con il figlio, senza tuttavia esprimersi sull’adeguatezza della madre, limitandosi a dare mandato ai Servizi sociali per la ripresa dei rapporti padre-figlio. Pertanto, la Corte sottolinea che «nell'interesse superiore del minore, va assicurato il rispetto del principio della bigenitorialità, da intendersi quale presenza comune dei genitori nella vita del figlio, idonea a garantirgli una stabile consuetudine di vita e salde relazioni affettive con entrambi, nel dovere dei primi di cooperare nell'assistenza, educazione ed istruzione», aggiungendo, per altro, come tale orientamento riprenda quanto stabilito dalla giurisprudenza della Corte EDU, la quale, pur riconoscendo la libertà dell’autorità giudiziaria in materia di diritto, evidenzia come sia «necessario un rigoroso controllo sulle "restrizioni supplementari", ovvero quelle apportate dalle autorità al diritto di visita dei genitori, e sulle garanzie giuridiche destinate ad assicurare la protezione effettiva del diritto dei genitori e dei figli al rispetto della loro vita familiare, di cui all'art. 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, onde scongiurare il rischio di troncare le relazioni familiari tra un figlio in tenera età ed uno dei genitori (Corte EDU, 9 febbraio 2017, Solarino c. Italia)». Sul punto, la Suprema Corte si è espressa anche relativamente agli incontri protetti, a cadenza mensile e alla presenza dei servizi sociali, ritenendoli limitanti il diritto alla bigenitorialità nella misura in cui escludono una assidua ed equilibrata frequentazione tra padre e figlio.

 

-       Cassazione civile, sez. VI, sentenza n.12387/2020

 

Consulenza Tecnica d’Ufficio

 

Con la sentenza n. 12387, la Suprema Corte ha dichiarato la non ammissibilità del ricorso proposto avverso la sentenza della Corte di Appello di Roma che, secondo il ricorrente, non avrebbe tenuto conto delle valutazioni della CTU, discostandosi dalle stesse senza motivare adeguatamente il proprio disaccordo. Inoltre, secondo il ricorrente, la Corte di Appello avrebbe valutato in modo illogico e contraddittorio gli esiti della C.T.U., trascurando di esaminare “fatti” ritenuti di determinante importanza per il giudizio. Il ricorrente ritiene la C.T.U. un “fatto storico”, che emerge dal testo della sentenza o dagli atti del processo e che sia stata oggetto di dibattito tra le parti con valore decisivo. Di conseguenza, con riferimento all’art. 360 primo comma, n.5, c.p.c (“Le sentenze pronunziate in corte d’appello o in unico grado possono essere impugnate con ricorso per cassazione per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”), il ricorrente ritiene che la corte territoriale sia incorsa in un vizio specifico.

La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, affermando che la C.T.U. non può essere considerata un fatto storico. Non rappresenta difatti un “accadimento fenomenico esterno alla dinamica propria del processo” (cfr. Cass. n. 18328/2019) ma piuttosto un “atto processuale di ausilio del giudice nella valutazione dei fatti e degli elementi acquisiti ovvero, in determinati casi, assurge a fonte di prova dell’accertamento dei fatti”. Inoltre, viene ribadito come la CTU costituisca “l’elemento istruttorio da cui è possibile trarre il fatto storico, rilevato e/o accertato dal consulente” (cfr. Cass. S.U. n. 8053/2014).


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Avv. Prof. Guglielmo Gulotta